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Gasparri si dimette. Lo sostituisce Craxi

Edoardo Sirignano
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La risposta del centrodestra alla prima sconfitta dal 2022 passa per quel “rinnovamento”, non più procrastinabile. Dopo le dimissioni del ministro al Turismo Daniela Santanchè, del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del capo di gabinetto di Nordio Giusi Bartolozzi, tocca a Maurizio Gasparri lasciare. Quest’ultimo, però, non abbandonerà completamente la scena, ma sarà impegnato in un’altra funzione: sostituirà Stefania Craxi alla presidenza della commissione Esteri e Difesa che, invece, occuperà la carica di presidente del gruppo al Senato. Una decisione, d’altronde, che era nell’aria, considerando quanto accaduto nel pomeriggio di mercoledì a Palazzo Madama, dove una folta pattuglia di parlamentari, 14 su 20, mediante un’apposita raccolta firme, avrebbe chiesto un avvicendamento. 

Detto ciò, a differenza di come vocifera qualche big della sinistra, non ci sarebbe stata alcuna pressione dall’alto. A rivelarlo, d’altronde, è il veterano onorevole azzurro che, mediante una nota, sottolinea come abbia scelto «autonomamente» di farsi da parte. «Chi ha un lungo percorso basato sulla solidità e il senso del dovere e non solo sull’incarico che svolge – spiega – sa come gestire tempi e modalità in momenti complessi. Avanti con coerenza e guardando al futuro». 

In tal senso, chiarissime le parole del segretario Antonio Tajani che, dopo la riunione, tenutasi la scorsa mattina, in cui sarebbe stato dato l’ok al cambio, ringrazia l’onorevole romano per «la dedizione e lealtà», ma allo stesso tempo ribadisce la necessità di aprire a nuove energie. «Occorre – evidenzia il vicepremier - abbracciare tutte quelle forze che condividono il nostro percorso, radicarci sul territorio, valorizzare la nostra base e i nostri militanti». E rispetto al dibattito interno, alimentatosi nelle ultime ore, spiega come, a quelle latitudini, non ci sia «paura della democrazia», né del «confronto col popolo».

Forza Italia, nell’eredità di Silvio Berlusconi, chiarisce, come «non perderà mai la sua rotta». Il fine comune, infatti, è ricucire, sin da subito, le tensioni emerse nel post-referendum. In tal senso sono chiarissime le parole della vicepresidente del Senato, Licia Ronzulli, che sottolinea come la leadership del ministro degli Esteri «non è mai stata messa in discussione». Detto ciò, non si può neanche non tener conto di quell’istanza di cambiamento, venuta fuori dalla petizione lanciata dal presidente della Lazio, Claudio Lotito e che, secondo vari retroscena di palazzo, sarebbe stata firmata pure da due ministri (Elisabetta Casellati e Orazio Schillaci). Si è parlato, per ore, addirittura di una linea calata dall’alto o meglio di una mossa della figlia del Cav, Marina Berlusconi, in risposta a quanto già fatto dalla premier. A smentire tali voci, però, è la stessa imprenditrice che, come riferito da Adnkronos, avrebbe ribadito la «stima immutata» per Tajani. 

A bloccare, sin da subito, chi parla di insanabili “malumori”, pure la neo-capogruppo Craxi: «A me - dice - non sono arrivati. Distinguo? Non possono essere chiamati così i dibattiti interni. Grazie al cielo siamo un partito dove ci sono posizioni che si esprimono in segreteria e nei gruppi. Altrimenti saremo una caserma».
 

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