ha vinto la palude
Referendum, la sinistra esulta e scende in piazza. Ma Conte apre subito la sfida interna
Il carosello scoppia subito dopo le prime proiezioni. È la festa del campo largo, che prova (inutilmente) a dimenticare per qualche ora i propri problemi di leadership. La "maledizione" di Elly Schlein si abbatte anche nel giorno della vittoria. Così il pomeriggio del campo largo è diviso in due: comincia con la gioia, i brindisi, la ola dei magistrati che si paragonano ai partigiani; poi, quando parla Giuseppe Conte, l’atmosfera diventa più rarefatta.
Il leader del M5S, dopo aver messo in cassaforte l’esito del referendum, indossa l’abito delle grandi occasioni, quello del guastafeste. In via di Campo Marzio, l’avvocato concede il via libera: «Non possiamo soffocare la primavera di democrazia e la richiesta che arriva da questo voto». La prende lunga per arrivare al punto: «Per la leadership del centrosinistra, ci apriamo a primarie che non siano di apparato partitico, ma aperte, come occasione per tutti i cittadini». Insomma, la coalizione va fatta, ma gli apparati restino fuori dai giochi. Poi l’ex presidente del Consiglio mette i paletti: «Oggi dire che c’è un’alleanza non avrebbe senso. Il M5S dirà che c’è un’alleanza dopo che avremo concordato un programma».
Avanti piano. L’altolà di Conte è una freccia scagliata in Matteo Renzi «Quando il popolo parla il palazzo deve ascoltare. A fronte di un risultato clamoroso,la Meloni deve essere conseguente» più direzioni: la minoranza dem, i centristi, Italia Viva. Gli aspiranti partner dovranno superare una sorta di esame, e in cattedra a valutare ci sarà lui, l’inflessibile selezionatore.
L’annuncio del partner piomba sul Nazareno, proprio quando è in corso un "ricevimento" sulla terrazza del terzo piano. Il cortocircuito è immediato: Elly Schlein è convinta di avere già in tasca la fascia di capitano, incassata Angelo Bonelli «Voglio dire una cosa a Meloni: di fronte a un voto così netto, affermare che si andrà avanti con determinazione è sbagliato» proprio grazie ai risultati del referendum. I fedelissimi sbottano: ma sono proprio così necessarie le primarie? La segretaria del Pd si concede ai giornalisti poco dopo: «Sono certa che ci metteremo d’accordo sia sul programma sia sulle modalità per la guida della coalizione. Ho sempre detto che, in caso di primarie, sono disponibile». Buon viso a cattivo gioco: toccherà contarsi un’altra volta.
Fuori dai quartieri generali Nicola Fraotianni «Quella di oggi è una grandissima vittoria della Repubblica, di chi vuole un paese nel quale la legge sia uguale per tutti» della sinistra impazzano i party dell’Anm. A Napoli, proprio nella sede dell’Associazione, il clima è da stadio: quando la prevalenza dei No diventa evidente, le toghe intonano "Bella ciao", poi si danno ai cori da stadio: «Chi non salta, Meloni è». Poi è Giovanni Bachelet, presidente del Comitato Società civile per il No, a dare tono epico all’impresa: «La nostra vittoria è come quella della lotta partigiana o quella del referendum con pochissimo margine fra monarchia e Repubblica». Come nella migliore delle tradizioni, i fratelli coltelli del campo largo, in serata, si danno appuntamento in piazza Barberini, nel centro di Roma. Il capo claque è Maurizio Landini, e alla chetichella arrivano gli altri: la coppia di Avs, Bonelli e Fratoianni, la segretaria del Pd, il sindaco Roberto Gualtieri, il leader pentastellato, Rosy Bindi. Dai militanti, intanto, parte l’invettiva: «Giorgia Meloni a casa». Il segretario della Cgil, invece, bada al sodo: «Tutti assieme in piazza il 28 marzo per dire no alla guerra e per continuare questa battaglia».
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Un revival in piena regola: «La Costituzione non si tocca e la difenderemo con la lotta». Il concentramento decide di spostarsi a piazza del Popolo, ma coglie l’occasione al volo: va sotto Palazzo Chigi per cantare «Siamo tutti antifascisti». Morale: la vittoria referendaria rafforza una coalizione che sarà sempre più orientata dalla sinistra radicale. Un "funerale" per cespugli e padri nobili. Con un problema irrisolto che continua a essere una mina: la leadership. Elly Schlein pensa di avere un credito, ma alla fine scenderà nell’agone. Lo spadaccino del M5S è gagliardo: "La infilzerò". Anche le vittorie potrebbero preparare le rese: la maledizione di Elly.