Tajani a tutto campo su energia, guerra e referendum
«Non ripetiamo sulla giustizia il tragico errore del 1987 sul voto per il nucleare» E sull'Iran avverte: «La sinistra non usi Trump come alibi per attaccarci»
Signor Ministro, non posso esimermi dal partire dal tema che ci preoccupa tutti: la guerra. Ci aiuti a capire dove possiamo andare, dallo scenario più desiderabile a quello più sfavorevole. A che punto siamo? Cosa vede?
«Lo scenario migliore, naturalmente, è che la guerra finisce il prima possibile. Perché è una guerra che, come tutte, provoca troppi morti civili e anche delle ripercussioni economiche non secondarie, comprese quelle crisi che possono ripercuotersi sui Paesi più poveri. Noi parliamo tanto di petrolio, di gas, ma poco di fertilizzanti. Il rischio che questi Paesi corrono nei prossimi mesi direi, è di non avere più pane, di non avere più alimenti, quindi avere una sorta di carestia. D'altra parte, sin dall'inizio temevo che non sarebbe stata una guerra lampo: l'Iran si preparava a questa guerra ormai da anni, perché non volendo rinunciare al programma atomico, era prevedibile che prima o poi i negoziati sarebbero falliti e che ci sarebbe stato un attacco da parte israeliana, magari con il sostegno americano. Il punto è che l'Iran ha una struttura militare solida, missili, droni, lanciatori di missili; quindi, nonostante le distruzioni che hanno inferto certamente un duro colpo alle loro forze armate, può ancora resistere. L'attacco di oggi ha dato un altro colpo molto importante all'establishment di Teheran, però non credo che sia sufficiente a far arrendere gli iraniani, i quali hanno come obiettivo, sapendo di perdere con americani e israeliani, di creare il caos e quindi di mettere in difficoltà i paesi musulmani e sunniti, come i Paesi del Golfo. Questa è la strategia politica, secondo me, dell'Iran. La cosa migliore oggi sarebbe arrivare ad un accordo, sapendo bene che è quello che cercano gli americani: un'intesa con una nuova classe dirigente, modello Venezuela. Mentre gli israeliani puntano ad un cambio di regime totale. Questo è un po' quello che vedo oggi. Poi, ovviamente, c'è tutta la vicenda di Hormuz».
Arrivo esattamente a questo, Ministro. Noi sappiamo bene quanto le opinioni pubbliche siano preoccupate. Abbiamo visto il confronto di ieri della Nato e dell'Unione Europea con il Presidente americano: non rischiare di essere una strategia di scarso realismo lasciare che la questione di Hormuz sia quasi solo una questione americana? In fondo loro hanno indipendenza energetica, noi no. So quanto questo sia difficile e impopolare, ma forse è meglio finire il lavoro che lasciare le cose a metà, una sorta di ferita aperta, con il regime che può giocarsi un'arma di ricatto.
«Noi siamo sempre stati fuori da questa guerra. Andare a intervenire nello stretto di Hormuz significa entrare di fatto in guerra; ed entrare in guerra comporta delle conseguenze. Noi abbiamo deciso, come europei, di rinforzare la missione militare difensiva e di protezione del traffico mercantile marittimo lungo il Mar Rosso e attraverso Suez, insieme a quella contro la pirateria più a oriente. Su questo noi andremo avanti, come continueremo a difendere Cipro, perché è stato attaccato come paese dell'Unione Europea e tra di noi c'è un vincolo di solidarietà. Entrare in guerra per noi è complicato. Credo che il nostro impegno non sia quello, ma sia piuttosto quello di cercare di cercare stabilità in Medio Oriente, trovare un accordo. Andare a infilarsi in una guerra nello stretto di Hormuz, anche da un punto di vista militare, non so quanto sia giusto. Ricordiamoci poi che i persiani hanno perso contro gli antichi greci a Salamina perché si sono infilati in mezzo alle isole ei greci, che erano molto più agili di loro, li hanno sconfitti. Ecco, non facciamo una Salamina all'incontrario».
Le faccio una domanda: lei è anche un giornalista. Che impressione le fa un racconto mediatico, non solo italiano ma occidentale, che sembra tutto preoccupato di dare addosso al presidente americano, dando pochissimo spazio alle ragioni della popolazione iraniana che spera? A volte si ha quasi la sensazione di leggere media occidentali quasi più attenti alle ragioni dei palazzi di Teheran che non alle piazze di Teheran: è un'impressione sbagliata?
«Mi pare che il dibattito sia sulla figura di Trump. Io ribadisco che noi siamo alleati strategici degli americani, lo siamo stati col primo Trump, con Biden, con Obama, con Clinton, con Bush, con Reagan. Gli Usa sono l'altra faccia dell'Occidente, non possiamo essere amici degli americani a seconda di chi è il presidente degli Stati Uniti, perché così salta qualsiasi rapporto. Per questo abbiamo chiesto ai nostri amici dell'opposizione di guardare ad una politica estera più condivisa, come faceva Berlusconi, anche quando D'Alema fece bombardare nell'ambito di un'operazione NATO senza informare il Parlamento la ex Jugoslavia. Mi pare che si usi Trump come strumento per polemizzare, mentre qui parliamo dell'interesse italiano: uno può essere più o meno d'accordo con le scelte che fa, ma non può esserci un pregiudizio, quello è sempre il Presidente degli Stati Uniti eletto. Invece bisognerebbe lavorare pro Italia, e basta».
Parliamo di guerra e del rischio di problemi energetici. Mi pare di capire che con il gas non siamo affatto messi male, mentre sul petrolio la situazione è un po' più problematica. Alcuni forse la drammatizzano avendo in testa immediatamente l'apertura alla Russia come se l'unico petrolio e l'unico gas fossero quelli russi.
«Intanto dobbiamo dire che noi non abbiamo in questo momento problemi perché finché ci sono le riserve di petrolio e di gas non ci sono neanche motivi per alzare il costo. Certo c'è chi specula, però è stato anche deciso di liberare molte delle riserve proprio per abbassare la speculazione. Per quanto riguarda il gas, il prezzo si decide ad Amsterdam, e forse bisognerebbe mettere un tetto, anche se poi sono i privati che acquistano. Per quanto riguarda il petrolio il governo sta studiando cosa poter fare. Stiamo valutando quello che si può fare, anche vedendo come evolvere la situazione».
Per guardare al futuro, facciamo un attimo un passo indietro. Il Green Deal è stato una catastrofe, originata nella scorsa legislatura europea dal ruolo devastante del signor Timmermans, che qui è stato portato in processione dai signori del Pd.
«L'accordo degli altri era per mettere Timmermans come presidente della commissione europea. Noi ci opponiamo. Mi ricordo ancora una domenica mattina: Conte già aveva detto sì, allora io chiamai Salvini, che all'epoca era vicepresidente del Consiglio, e dico "siete matti a mettere Timmermans?". E allora facemmo saltare l'accordo. Io ero presidente del Parlamento europeo».
Questa è una notizia.
«Io ricordo il dibattito durissimo che avevamo al Parlamento europeo sul blocco della produzione di auto non elettriche a partire dal 2035. I socialisti bocciarono le nostre proposte, tant'è che io attaccai il Partito Democratico dicendo che con quella decisione avremmo perso in Italia 70 mila posti di lavoro. Dissi loro: eravate il Partito degli operai ma mi pare che ora siate il Partito contro gli operai. Adesso le cose stanno cambiando, però ci vuole tempo, alcune norme scellerate sono state bloccate, penso a quelle sulla deforestazione, penso a quelle sul packaging, è una battaglia che continua, sull'ETS si è deciso di riflettere, insomma c'è una marcia indietro, non a 180 gradi ma una marcia indietro, grazie anche alla presenza del Partito Popolare Europeo che è il primo partito nel Parlamento e quindi ora stiamo cercando di impedire che si possano fare altre sciocchezze in materia ambientale».
Ecco, ex malo bonum, dal male della situazione in cui ci troviamo, lei pensa che si possa cogliere l'occasione per ridiscutare radicalmente il Green Deal e passare dal «no a quasi tutto» al «sì a tutto» (nucleare, carbone pulito, rinnovabili, petrolio e gas)?
«Assolutamente sì, sul nucleare anche la Commissione Europea nel suo documento sulla tassonomia disse che il nucleare non era inquinante. Più in generale io non sono un negazionista, però bisogna agire contro il cambiamento climatico tenendo presente che non è che dobbiamo soltanto preoccuparci di far respirare bene i nostri figli ei nipoti, dobbiamo anche preoccuparci di farli mangiare a pranzo ea cena, perché se tu respiri e non mangi muori di fame».
Potrei sintetizzare così. Tajani a Greta Thunberg: «La fine del mese arriva prima della fine del mondo», ho tradotto bene?
«Assolutamente sì, e lo direi anche Timmermans».
Senta signor Ministro, siamo a tre giorni da una scadenza referendaria, proviamo a connettere i temi, in fondo un gancio c'è, e mi riferisco quello che ci avrebbe reso già oggi indipendente, cioè il nucleare. Sciaguratamente nel 1987 un referendum prese la strada sbagliata e siamo qui a piangere 39 anni dopo. Non è che domenica prossima facciamo un errore dicendo un altro No e poi piangiamo per 39 anni?
«Ma questa è un'occasione storica, è un referendum storico perché se noi vogliamo cambiare finalmente l'Italia dobbiamo cominciare da qui. Tra l'altro stiamo parlando del sistema imposto dal fascismo, perché fu Mussolini a imporre l'unificazione delle carriere. Adesso noi chiediamo di avere un sistema giudiziario più europeo. Se il giudice che ti giudica è compagno di corso, compagno di carriera, amico personale della stessa corrente del pubblico accusatore, non va bene. È come se io vado allo stadio, arrivano i bus delle squadre, i tifosi sono in attesa, scende la squadra del cuore, la squadra di casa, tutti ad applaudire, e poi arriva il bus degli avversari, scendono i giocatori, poi scendono pure i dirigenti di quella squadra e poi guarda caso alla fine scendono l'arbitro, il quarto uomo ei guardalinee. Hanno fatto il viaggio insieme, magari si sono allenati nello stesso centro sportivo: anche se sono tutti in perfetta buona fede, secondo voi sono o non sono condizionati dall'amicizia con la squadra con la quale hanno viaggiato?».
Torniamo all'oggi e anche al tema del sorteggio per il Csm.
«Le cose che dico adesso, le scrivo nel 1980-'81-'82 quando facevo il giornalista al Giornale, quindi non è che ho mai cambiato idea, a differenza di tanti del Pd che oggi dicono di essere contro la separazione delle carriere, mentre facevano prima campagna elettorale per la separazione delle carriere, ma lasciamo perdere… Allora liberiamo le toghe dalle pressioni della politica: il modo migliore per eliminare le correnti è quello di sorteggiare i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura. Dicono che è un oltreraggio alla Costituzione: ma veramente la Costituzione prevede il sorteggio sia per il Tribunale dei Ministri sia per l'alta Corte, che deve decidere in caso di impeachment sul Presidente della Repubblica, quindi questo è già previsto. Forse non l'hanno studiato bene o fanno finta di non aver studiato. Questo è tutto quello che noi stiamo cercando di spiegare perché poi queste connivenze portano a vicende di mala giustizia, perché il giudice che è troppo amico del Pubblico Ministero si convince che il Pubblico Ministero ha ragione anche quando ha torto e allora così abbiamo il caso Tortora, abbiamo il caso Zuncheddu, oggi abbiamo presentato una proposta di legge per un indennizzo a favore di coloro che hanno subito un danno di mala giustizia insieme agli amici del partito radicale».
Flash finale, signor Ministro, c'è una cosa che mi ha colpito...
«(Sorride) C'ho un po' paura però, perché Gratteri ha detto che poi farà i conti il giorno dopo, chissà che ci farà Gratteri il giorno dopo…»
Però guardi possiamo dare una notizia: nell'urna Gratteri non ci vede. Ma volevo dirle che è prevista una manifestazione un po' strana a me pare, per il no, con tutti i leader del campo largo. Per carità tutto legittimo, ma una manifestazione del genere avrebbe senso tra un anno, alle politiche, in una chiave di contrapposizione al governo. Invece che c'entra col referendum? Se io sono un cittadino di sinistra che vuole votare sì, che fanno, mi puniscono, mi trattano da traditore? Ecco, se c'è un elettore di sinistra che si sente intimidito, vogliamo dirgli che tra un anno, alle politiche, potrà votare contro il governo, ma stavolta, se vuole, può votare liberamente Sì?
«Esatto, non si vota domenica e lunedì contro o per Tajani, Meloni, Salvini. Si vota per cambiare il sistema della giustizia in Italia, che non è una questione né di destra, né di centro, né di sinistra, perché è un tema del quale si è dibattuto fin dai tempi della Costituzione. Un cittadino di sinistra, se crede che bisogna separare le carriere, se crede che bisogna abolire le correnti, allora voti sì. Se vogliamo togliere le infiltrazioni della politica nella magistratura bisogna votare sì. Se poi vogliono mandare a casa Tajani, magari l'anno prossimo alle elezioni voteranno contro i partiti di governo, voteranno per i partiti alternativi ai nostri. A sinistra hanno sempre detto che in loro vive il socialismo e la libertà, e se uno è di sinistra deve essere per la libertà, quindi anche la libertà di votare sì, senza avere paura che il giorno dopo "facciamo i conti"... Questo è un messaggio che non mi pare degno del capo della procura più grande d'Italia».
Grazie signor Ministro.
«Io voto sì».
Lei vota sì, molto bene, lo segnaliamo alla procura di Napoli.
«Andrò al tribunale dei ministri prima che mi faccia arrestare».
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