Green deal da abolire, così la guerra in Iran cambia tutto
Nella storia si chiama «frattura di sistema». Ed è il momento nel quale un determinato modello va in crisi e nelle pieghe della rottura ci sono già i prodromi del nuovo. Attorno a questo assunto si sviluppa il tema del convegno che si tiene oggi a Palazzo Wedekind, a Roma, e che affronta le conseguenze del conflitto tra Iran e Stati Uniti. Un attacco che, sebbene ipotizzato, è giunto imprevisto e ha trovato tutti impreparati. Il dibattito che inizia alle 16.30 si intitola: «La guerra in Iran. Dall’energia alle reti, dalla mobilità alla logistica, scenari e risposte per trasformare la crisi in opportunità» e intende analizzare in un incontro a più voci cosa stia realmente accadendo a livello economico e politico. Le tensioni in Medio Oriente mettono, infatti, a rischio gli equilibri energetici e geopolitici globali. Il blocco delle rotte commerciali e i contraccolpi sulle economie rendono evidente il cambio di paradigma operativo che gli attori politici ed economici devono mettere in campo per affrontare le nuove sfide. E in questo scenario, che apre la strada alla creazione di un nuovo ordine globale, l’Italia ha l’opportunità di rafforzare la sua centralità geopolitica. La collocazione nel cuore del Mediterraneo, crocevia naturale tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente, unita allo sviluppo delle reti del gas, dell’elettricità, dei rigassificatori e dei cavi sottomarini intercontinentali, proietta il Paese come hub energetico e infrastrutturale, ma anche centro logistico privilegiato per le nuove rotte di traffico che inevitabilmente si creeranno nel prossimo futuro.
Una presenza imprescindibile per la sicurezza e la stabilità dell’area euro-mediterranea. La crisi politica e militare nel Golfo persico, pur rappresentando un fattore di rischio immediato e imprevedibile, apre al contempo un’opportunità: accelerare la strategia di diversificazione delle fonti, rafforzare le partnership con i Paesi produttori alternativi e far diventare l’Italia fulcro delle nuove strategie di crescita globali. Non solo. Il momento attuale rappresenta una spinta a ripensare la politica energetica europea ma, anche e soprattutto, italiana. Un «green deal» sbilanciato su un eccessivo radicalismo ambientalista, imposto da Bruxelles senza tener conto delle implicazioni economiche e della distruzione di intere catene produttive, va ora riscritto e rimodulato. Un’esigenza avvertita solo ora dagli Stati europei che, accettando acriticamente i dettami del nuovo corso verde, hanno detto sì, senza remore, alla scomparsa di migliaia di posti di lavoro.
La guerra e l’ennesima scoperta della fragilità energetica, e non solo, del mondo occidentale pone così le premesse per un cambio di paradigma operativo. Senza abbandonare ovviamente la necessità di accordare la crescita con la tutela ambientale, si apre l’opportunità di considerare nel ventaglio delle fonti energetiche anche il nucleare ad esempio, o anche di valutare quale riserva energetica d’emergenza gli impianti a carbone non dismessi. C’è il margine quindi per ridefinire e rinegoziare norme e regole che fino a qualche anno fa sembravano immodificabili.
Due i momenti di confronto previsti nel convegno di oggi. Nel primo i rappresentanti di aziende del settore parleranno delle tensioni sui mercati di riferimento, delle possibili risposte di breve termine ai nuovi contesti economici e di quelle di lungo termine per adeguare la loro azione al nuovo ordine globale e regionale che si sta delineando anche in conseguenza della riconosciuta maggiore centralità del Paese. Le loro attività infatti, possono aumentare il valore strategico della nostra posizione geografica nel nuovo ordine globale.
Al centro del focus: diversificazione delle fonti, sicurezza degli approvvigionamenti, interconnessioni energetiche e di trasporto nel Mediterraneo e verso l’Europa continentale. A discuterne Fabio Bulgarelli (responsabile Affari regolatori Terna), Fabrizio Iaccarino (responsabile Affari istituzionali Italia Enel), Riccardo Toto (direttore generale Renexia), Massimiliano Garri (presidente Fs Energy e Chief Tid Fs Italiane). Nel secondo panel il direttore de Il Tempo, Daniele Capezzone, intervisterà il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, sui temi e gli spunti del convegno.
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