matilde siracusano

Matilde Siracusano: "Mio padre cinque mesi in carcere per intercettazioni volutamente manomesse"

Edoardo Sirignano

 «Non mi stupisce più nulla. Mi impressiona che in un momento così solenne, come l’inaugurazione dell’anno giudiziario, in ogni aula di tribunale, i magistrati possano mentire cosi spudoratamente». A evidenziarlo Matilde Siracusano, sottosegretario di Stato ai rapporti con il Parlamento e deputata di Forza Italia.

Le toghe, ancora una volta, sfruttano il loro momento di visibilità per fare propaganda per il “no”...
«Sentire che con la riforma sarà compromessa l’indipendenza della magistratura è blasfemia. Ha ragione Nordio. Tutti sanno che l’Alta Corte Disciplinare, la separazione delle carriere e il sorteggio del Csm sono questioni che nulla hanno a che vedere con la separazione dei poteri».

  

 

Suo padre è stato vittima della malagiustizia. Un motivo in più per esporsi?
«È stato cinque mesi in galera da innocente, accusato dei peggiori reati, a causa di intercettazioni volutamente e radicalmente manomesse. Infatti gli ufficiali della Dia che le avevano trascritte sono stati rinviati a giudizio, ma poi prosciolti perché secondo il giudice erano incappati in un "miraggio acustico". Una storia incredibile. Il pm, come quasi sempre accade, ha fatto una grande carriera. Mettere volutamente in galera un innocente è un crimine».

Parliamo di un motivo in cui per cui bisognerebbe rompere quel legame fortissimo che vi è tra pm e gip?
«In quanti casi le richieste di misure cautelari sono state semplicemente ratificate, senza che neanche i gip leggessero le carte? Così come le proroghe di indagini, autorizzate più per salvare il pm da un buco nell’acqua, che per sussistentipresupposti. Nonostante ciò, c’è chi ancora sostiene che la riforma non incida sulle ingiuste detenzioni. Invece, separando le carriere, e dunque rompendo questo legame profondo tra gip e pm, si eviterebbe di avere tanti innocenti in carcere».

Ritiene, quindi, che le nostre toghe sbaglino troppo?
«Vi sono magistrati che agiscono con professionalità, ribaltando spesso le infondate tesi dei pm. Questa argomentazione viene spesso usata dai sostenitori del no. Ma ci mancherebbe che non fosse così... Merita una riflessione a parte chi si occupa della cosa pubblica. In Italia per tutti gli amministratori sembra esista una presunzione di colpevolezza e una sistematica ricerca del reato, e spesso le inchieste sono utilizzate per combattere gli avversari politici».

Se si fosse votato, qualche mese dopo, non sarebbe cambiato il parere degli italiani su determinati tempi?
«Più i Comitati del no parlano, più aumenta il vantaggio del sì. Soprattutto se a parlare è l’Anm».

È stata, sin dall’adolescenza, una militante di Forza Italia. È stato realizzato il sogno di Berlusconi?
«Sì, è stata una sua grande battaglia, ma questa riforma è solo un punto di partenza. Adesso avanti con la responsabilità civile dei magistrati e l’inappellabilità alle sentenze di assoluzione. Berlusconi, più di tutti, è l’emblema delle vittime della persecuzione giudiziaria. Quello che lui ha subito è intollerabile. Ma già il fatto che non ci sia più timore a intervenire sulla giustizia o a raccontare storie di magistrati che abusano del loro potere, come sta ben facendo il Tempo, significa che un passo in avanti è stato compiuto».