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Askatasuna, Meloni visita gli agenti feriti. Scintille con le opposizioni

Foto: Ansa

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All'indomani degli scontri seguiti al corteo per Askatasuna, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni vola a Torino per far visita ai due agenti ricoverati e dai social rilancia l'attacco ai violenti: "Questa non è protesta, si chiama tentato omicidio", scrive la premier che alla magistratura chiede di "valutare questi episodi per quello che sono, senza esitazioni". Poi l'annuncio: "Ho convocato una riunione per domattina per parlare delle minacce all'ordine pubblico di questi giorni e per valutare le nuove norme del decreto sicurezza". Alle 9 del mattino di domenica la premier, accompagnata dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, incontra all'ospedale Le Molinette l'agente aggredito a calci e martellate da una decina di incappucciati e il collega che lo ha trascinato via mettendolo in salvo: "Grazie per il vostro lavoro", dice Meloni stringendo la mano ai due poliziotti allettati. Poco dopo posta sui social un video dell'incontro con il commento: "L'Italia giusta è al vostro fianco e vi sostiene. Sempre". Tutto il governo condanna le violenze di quelli che, per il ministro della Difesa Guido Crosetto, "non sono manifestanti ma bande armate che hanno come obiettivo quello di colpire lo Stato e chi lo serve" e "devono essere combattuti come sono state combattute le Brigate Rosse e non essere trattati come 'compagni che sbagliano'". Rincara la dose il vicepremier Matteo Salvini che chiede ai giudici di "non essere buonisti" con i responsabili e guarda già all'incontro di domani mattina per fare il punto sul pacchetto sicurezza: "Nel decreto, c'è il fermo preventivo, Piantedosi propone nelle 12 ore precedenti ad un evento, io penserei ad estenderlo a 48 ore". Sull'urgenza dei provvedimenti allo studio il centrodestra è compatto, come conferma da Forza Italia anche Antonio Tajani: "Il pacchetto sicurezza è il miglior antidoto per bloccare da subito il tentativo dell'estrema sinistra di riportare la violenza nelle strade delle città italiane. Gli scontri di Torino fanno salire la tensione tra maggioranza e opposizioni, con Fratelli d'Italia che, per bocca dei capigruppo Lucio Malan e Galeazzo Bignami, accusa la sinistra di "ambiguità" nei confronti dei "teppisti rossi". "Certa politica, certi intellettuali di sinistra che hanno strizzato l'occhio a questi maledetti dei centri sociali dovrebbero fare il mea culpa", afferma Salvini, mentre il deputato di FdI Federico Mollicone manda a dire alla segretaria Pd Elly Schlein: "Non sono 'violenti', sono comunisti che votano le vostre liste in cambio di tutela su centinaia di spazi pubblici e privati occupati abusivamente". La replica non di fa attendere, con il Pd che bolla senza mezzi termini "vergognose" le parole di Mollicone e la responsabile giustizia del partito Debora Serracchiani che giudica "gravissimo che la destra usi quei fatti per accusare centrosinistra e magistratura di complicità con i violenti". La presa di distanza dalle violenze è unanime e anche le delegazioni del Pd e del Movimento 5 stelle si recano, in momenti diversi della giornata, a far visita agli agenti feriti per portar loro solidarietà. Da Più Europa Riccardo Magi nel condannare i violenti stigmatizza il "chiaro fallimento di Piantedosi", mentre Matteo Renzi puntualizza: "Se non si rompe ogni legame con chi giustifica i violenti, non vinceremo mai", e dal canto suo il Movimento 5 stelle rilancia le proposte per la sicurezza perché "chi serve lo Stato merita di essere tutelato ogni giorno". Da Milano, durante l'iniziativa 'Un'altra storia, l'alternativa nel mondo che cambia', arriva anche la reazione della segretaria dem: "La sicurezza è una cosa seria. Abbiamo immediatamente condannato con parole nette e dure l'aggressione violenta agli agenti di polizia e ai giornalisti a Torino. Ma le forze dell'ordine sono un patrimonio dello Stato, non una questione di parte", afferma Schlein, prima della stoccata indirizzata alla premier: "Per questo siamo preoccupati dalle strumentalizzazioni che ascoltiamo anche in queste ore, per le quali ho chiamato la presidente del Consiglio, perché in questi momenti le istituzioni devono unire, non dividere".

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