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Le comunità ebraiche e il grande gelo col Pd: "Non li vogliamo"

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Foto:  Ansa 

Aldo Rosati
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L’infallibile metodo di Agatha Christie: tre indizi fanno una prova. O, almeno, certificano un giudizio che dal 7 ottobre 2023 non fa che consolidarsi. Il primo (indizio) è la stroncatura di Elly Schlein al disegno di legge contro l’antisemitismo presentato da Graziano Delrio. Il secondo è il testo volutamente generico che il Pd ha depositato in Senato. Il terzo è cronaca di queste ore: la contestazione all’eurodeputato Giorgio Gori all’Università di Bergamo, con lo slogan inequivocabile «siamo con chiunque spara a un sionista». Tre indizi, una prova: il Pd non riesce a fare i conti con l’antisemitismo che attraversa una parte del suo mondo. E il risultato è un gelo sempre più profondo e ormai difficilmente reversibile nei rapporti con le comunità ebraiche. E tutto questo a distanza di poche ore dal 27 gennaio.
Spiega Stefano Parisi, presidente della 7 ottobre, interpellato dal Tempo: «Gli ebrei si sentono violentati nel Giorno della Memoria.
Ascoltare le dichiarazioni retoriche di chi prova pietà per gli ebrei sterminati dai nazisti, ma si indigna quando gli israeliani combattono per non essere sterminati dai nuovi nazisti, non è più tollerabile». Poi la doppiezza insopportabile: «Chi richiama alla memoria Liliana Segre oggi non può ignorare Ron Braslavsky e tutti i sopravvissuti all’orrore dei tunnel di Gaza».

 

Secondo Parisi, la legge che il Senato sta discutendo sull’antisemitismo, dovrebbe partire dalla definizione dell’Ihra: «È un patto morale che il paese deve assumere con gli ebrei. Chi si dichiara contrario perché lederebbe il diritto di criticare il governo israeliano è in mala fede». In pratica quello che sta facendo la segretaria dem: prima il tentativo (fallito) di convincere il senatore Graziano Delrio a non andare avanti, poi il nuovo disegno di legge della maggioranza a prima firma del senatore Andrea Giorgis, altro che antisemitismo, occupiamoci di tutti gli odi razziali. Duro il giudizio di Aurelio Mancuso di Sinistra per Israele: «La proposta del Pd nel nuovo disegno di legge è confusa e solleva molte critiche». La relazione tra la sinistra e le comunità ebraiche è irrimediabilmente finita?


«Questo 27 gennaio, come i più recenti, rischia di alimentare sovrapposizioni scorrette e irricevibili tra Shoah e il dramma di Gaza o le Foibe», replica Mancuso. D’altra parte é quello che sostiene la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella: «Cos’altro deve accadere perché si comprenda che la memoria e il "mai più" rischiano di ridursi a un esercizio retorico se la violenza antisemita, in qualunque forma si manifesti, non verrà bandita». La ministra parte proprio dalle contestazioni subite a Bergamo dall’ex sindaco ed esponente della minoranza dem Giorgio Gori. L’eurodeputato il giorno dopo l’aggressione ha parlato: «Il Pd e le altre forze di sinistra riconoscono che l’antisionismo rischia (non di rado) di risultare un 'travestimento dell'antisemitismo. Se sì, sarebbe utile lo dicessero chiaramente, e che agissero di conseguenza». La solidarietà a Gori intanto arriva dalla ministra dell’Università Anna Maria Bernini: «Impedire il dibattito non è dissenso, è censura».

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