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Violenza sessuale, Bongiorno cambia il testo: "Da consenso a dissenso"

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Redazione
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La senatrice della Lega Giulia Bongiorno ha presentato al Senato una proposta di riformulazione del reato di violenza sessuale, al centro della quale viene posta la nozione di "dissenso". Secondo il testo, il dissenso va valutato "tenendo conto della situazione e del contesto" in cui il fatto è commesso. L'atto sessuale è considerato contrario alla volontà della persona non solo in presenza di un rifiuto esplicito, ma anche se compiuto "a sorpresa" o approfittando dell'impossibilità, nelle concrete circostanze, di manifestare il proprio dissenso. La proposta mantiene l'inasprimento di pena, con la reclusione da sei a dodici anni, nei casi aggravati - violenza o minaccia, abuso di autorità o approfittamento di condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima - e introduce la possibilità di ridurre la pena fino a due terzi nei casi di minore gravità, valutando modalità della condotta, circostanze concrete e danno fisico o psichico. Il testo ha suscitato immediate critiche nell'opposizione. "La proposta della presidente della Commissione giustizia Giulia Bongiorno sconfessa l'accordo bipartisan raggiunto alla Camera. La violenza sessuale è un crimine contro le donne, senza un sì non c'è rapporto sessuale, ma un reato. Bongiorno ci fa fare un enorme passo indietro. Dal consenso si passa al dissenso. Hanno vinto i veti della destra", afferma il capogruppo dell'Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro.

"Non è accettabile - aggiunge la senatrice Ilaria Cucchi -. Per Bongiorno e la destra, chi subisce violenza ha l'onere di dimostrare perché non ha reagito o perché non ha detto un no abbastanza forte. Il consenso a un rapporto sessuale c'è o non c'è, non è un'interpretazione caso per caso. Le leggi devono proteggere le vittime, non offrire nuovi alibi agli aggressori. La legge sul consenso libero e attuale è una legge di civiltà che ribalta decenni di stereotipi, invece la destra torna al 'te la sei cercata'. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni su questa legge ci ha messo la faccia, e oggi l'ha persa". Critiche arrivano anche dal Pd. In una nota congiunta, Chiara Braga e Francesco Boccia, capigruppo alla Camera e al Senato, parlano di "un'offesa alle donne, alle vittime e alla presidente del Consiglio. Il testo Bongiorno fa tornare indietro una legge di civiltà sulla violenza e stravolge l'accordo siglato dalla stessa Premier Meloni, approvato all'unanimità alla Camera. La forzatura al Senato stravolge il senso della legge che aveva l'obiettivo di tutelare le vittime e rileggere in senso restrittivo le sentenze della Corte Costituzionale. Bisogna scegliere se stare dalla parte delle donne o lasciare che le sirene maschiliste della destra prevalgano, stracciando un accordo a favore delle donne".

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