Migranti, il doppio standard dei giudici: se governa la destra i Cpr si svuotano
La legge è interpretabile, su questo ci sono pochi dubbi. Qualche dubbio in più, invece, resta intorno ai criteri in base ai quali le diverse interpretazioni sono stabilite. Criteri che, in certi casi, sembrano cambiare di continuo; e, in mancanza di altre spiegazioni valide, il sospetto che questi cambiamenti siano di natura politica, diventa più che concreto. Un buon esempio in questo senso sono i dati relativi agli ingressi e alle uscite per mancata convalida o proroga del giudice dai Cpr, i centri di permanenza per il rimpatrio nei quali vengono temporaneamente trattenuti gli stranieri destinatari di un provvedimento di espulsione. Ebbene, analizzando con un po’ di attenzione i numeri raccolti ed elaborati dal progetto «Trattenuti» di ActionAid e Università di Bari sul funzionamento dei Cpr dal 2014 al 2024, emergono curiose coincidenze. Una in particolare: negli anni in cui al governo c’è il centrodestra - o alcuni partiti di centrodestra - le uscite da queste strutture a causa di mancata convalida del trattenimento da parte dell’autorità giudiziaria si impenna. Una oscillazione che sarà pure frutto del caso, ma che non può non porre seri interrogativi in merito. Vediamoli, dunque, questi dati.
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Dal 2014 al 2024 la percentuale di stranieri che sono usciti dai Cpr perché il giudice non ha confermato il trattenimento è sempre ben al di sotto del 20%, a volte anche molto al di sotto. Tranne che in alcuni anni "particolari", in cui il trend s’inverte e questa percentuale arriva fin quasi al 30%. Nel biennio 2018-2019, per esempio, quando al governo c’era il «Conte I» e il ministro dell’Interno era Matteo Salvini, le mancate convalide di fermo sono arrivate a oltre il 24% del totale. Nel biennio 2023-2024, per fare un altro esempio, la percentuale di uscite due anni fa è arrivata addirittura al 29,4%. E chi c’era al governo in quei due anni? Esatto, proprio quello attuale di centrodestra, con Giorgia Meloni premier. Il che vuol dire che nel 2024 quasi un terzo degli stranieri trattenuti (1.811 su un totale di poco più di 6.000) sono usciti perché un giudice ha ritenuto di non confermare quanto disposto da un suo collega prima di lui. Se si guardano i numeri relativi ai restanti periodi, la discrepanza appare ancor più marcata. Nel 2021, con il «Conte II» ben saldo al governo del Paese, solo il 9% (486 stranieri trattenuti su un totale di 5.216) è uscito per mancata convalida, la stessa percentuale registrata nel 2014, con i due governi Letta-Renzi. Ma di esempi se ne potrebbero fare altri: "appena" l’11,4% dei trattenuti nel 2017 (governo Gentiloni) ha potuto lasciare i Cpr italiani, mentre nel 2020, sempre col Conte II, la percentuale è stata di poco superiore (13%), e comunque ben lontana dai picchi raggiunti sotto gli esecutivi di centrodestra.
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I numeri hanno la testa dura e raramente mentono a chi sa leggerli al di là della pura aritmetica. E ciò che raccontano questi dati è piuttosto chiaro. Quello che invece resta da capire sono le ragioni alla base di queste curiose oscillazioni. Non è un caso che nel nuovo disegno di legge sulla sicurezza del Viminale vi sia un articolo esplicitamente dedicato proprio al tema della convalida dei trattenimenti, che punta a «delimitare i confini del sindacato del giudice della convalida», allo scopo di arginare le «distorsioni interpretativo-applicative» della legge. Cioè a evitare esattamente ciò che i dati qui analizzati sembrerebbero suggerire.
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