Dossieraggio, Colosimo affonda De Raho (M5S): "Sapeva tutto"
La commissione parlamentare d’inchiesta Antimafia ritiene che “Federico Cafiero De Raho fosse informato degli illeciti consumati all’interno degli uffici della Direzione Nazionale Antimafia”. È un duro atto di accusa quello contenuto nella lunga proposta di relazione conclusiva sull’inchiesta dei dossieraggi, l’ormai famoso “verminaio” di Striano&Co., presentata oggi dalla presidente della commissione Chiara Colosimo a Palazzo San Macuto.
È bene ricordare che l’allora procuratore capo Antimafia, oggi deputato 5 Stelle nonché membro della stessa commissione parlamentare, non è mai stato indagato nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria, che vede invece coinvolte 23 persone, tra cui l’ex finanziere Pasquale Striano e l’ex sostituto procuratore Antonio Laudati. Allora perché viene menzionato De Raho? Il motivo è semplice: quando sarebbero stati commessi i presunti reati su cui ha indagato prima la procura di Perugia e adesso quella di Roma, il deputato pentastellato era alla guida della Dna nelle veste di procuratore capo Antimafia. Il centrodestra gli ha sempre contestato quantomeno un omesso controllo. Adesso, invece, la relazione della commissione va oltre, sostenendo di fatto che non potesse non essersi accorto di nulla. In pratica, gli contesta di essere stato perfettamente a conoscenza di quanto stava accadendo.
Sono due i casi emblematici che inducono la commissione parlamentare ad affermare che De Raho “fosse informato degli illeciti consumati”. Riguardano entrambi i dossieraggi sulla Lega. Nel primo caso si fa riferimento ad una serie di articoli pubblicati sul Domani e sull’Espresso che riportavano il contenuto delle “sos” (segnalazioni operazioni sospette) che sarebbero state estratte illecitamente dalle banche dati da Striano. In quel caso, l’allora procuratore di Milano Francesco Greco contestò proprio a De Raho questo utilizzo non conforme alla legge delle sos, ma De Raho, scrive la commissione, “di fronte ad una condotto così gravemente censurabile non adottò nell’immediatezza alcuna iniziativa significativa”, limitandosi ad un serie di “rimproveri”.
Ancora più emblematico, ritiene la commissione, il caso che riguarda l’ex sottosegretario leghista Armando Siri, pure lui dossierato. Sentito in merito dagli inquirenti, De Raho fornisce una ricostruzione dei fatti “sorprendente” - si legge ancora nella relazione - “in una narrazione costellata di non ricordo, come se scrivere un atto d’impulso (in gergo l’azione che dà via alle indagini, ndr) nei confronti di un sottosegretario in carica fosse ordinaria quotidianità per un procuratore nazionale antimafia”, motivo per cui “le sue affermazioni sono caratterizzate da intrinseca contraddittorietà e smentite dalle complessive risultanze dell’istruttoria svolta”.
Ecco, infine, le contestazioni piu gravi. “De Raho sapeva, e certamente non poteva non sapere, avendo egli stesso firmato gli atti d’impulso, di quanto stava accadendo nel suo ufficio, sapeva dell’assoluta irregolarità degli accessi alle banche dati, sapeva che Laudati e Striano si muovevano al di fuori della cornice normativa, ma non per averlo appreso da una bozza di relazione del 4/3/2020, bensì per essergli nota già da tempo la situazione complessiva. Sapeva, tollerava e non ha adottato alcun atto o provvedimento correttivo di tale gravissima situazione, sulla quale si sono poi innestate le condotte penalmente rilevanti nei soggetti nei confronti dei quali oggi pende procedimento sulle motivazioni di tali condotte, nonché sulla possibile sussistenza di altri atti d’impulso originati da procedure non in linea con le prescrizioni imposte dai Protocolli stipulati dalla DNA con altre istituzioni o finanche con norme di legge”. Motivo per cui la commissione ritiene che la procura di Roma debba fare ulteriori accertamenti. Perché, conclude, l’allora procuratore capo “sapeva ed è difficile sostenere il contrario”. Quello che emerge a carico di De Raho, “non è un quadro di mera inconsapevolezza o superficialità, ma l’immagine di un protagonista”.
Dai blog
Lazio, solita beffa arbitrale
Mistero David Bowie. Enigma tra esoterismo e trasformazioni
Generazione AI: tra i giovani italiani ChatGPT sorpassa TikTok e Instagram