Prodi ci riprova con l'assalto al governo: “Meloni ubbidiente e più insidiosa di Berlusconi”
«Questa destra è più insidiosa di quella guidata da Silvio Berlusconi. Quanto abbiamo ascoltato alla festa di Atreju dice che Fratelli d’Italia si rifà a radici estremistiche e verbalmente violente. Ritengo l’attacco personale che Giorgia Meloni mi ha riservato un segno di grande debolezza e insicurezza». Romano Prodi rilancia la sfida personale con la premier in un’intervista al Corriere della Sera, in cui parla come fosse il leader dell’opposizione. «Quanto ho detto - ha proseguito l’ex presidente del Consiglio - è un semplice indizio politico. Possiamo fare anche l’esame analitico, se si vuole. Ribadisco, Meloni è obbediente. Lo è stata prima con Joe Biden e poi con Donald Trump. Questi sono fatti. È chiaro che essendo ubbidiente è apprezzata. Ed è stata ubbidiente prima con Viktor Orbán, poi con Ursula von der Leyen
"2025 anno delle riforme". La promessa della Meloni. Poi attacca Schlein e Prodi
«Il governo Meloni è stabile, sì. Ma si è stabilizzato - prosegue Prodi - al prezzo dell’immobilismo. Stabilità e unità sono state pagate con una legge finanziaria di piccole concessioni, e con l’assenza totale di riforme. E questo perché nella coalizione esistono tensioni molto forti. Meloni finora le ha gestite con abilità. Non escluderei, tuttavia, che se dovessero aggravarsi possano portare a tentazioni di elezioni anticipate».
Indietro miei Prodi: il piano anti Schlein del Professore, la mente dietro al Centro
Finita l’intemerata contro gli avversari politici Prodi guarda più in casa sua e ai progetti per defenestrare Elly Schlein: «Intorno a me non ruota nulla. Non ho un dialogo sistemico con nessuno da molto tempo. Mi limito a scrivere quello che penso, e continuerò a farlo, questo sì. Ma non c’entra col ruolo che mi si attribuisce. Non sono più determinante. Ernesto Maria Ruffini lo conosco e lo stimo. Siamo amici da tempo. E anni fa feci anche la prefazione a un suo libro. Ma se dovessi lanciare tutti quelli a cui ho fatto prefazioni, la lista formerebbe da sola un partito. Quanto all’idea di un partito cattolico di cui sarei il mallevadore o il regista, non appartiene alla mia cultura politica. Sono cattolico - aggiunge il ‘Professore’ - ma la costruzione di un partito cattolico a mio avviso è impossibile, e direi velleitaria. La mia ambizione è sempre stata quella di unire riformismi diversi, cattolico, liberale, socialista. Dunque, l’opposto di quello che mi è stato attribuito. Ci riuscii ai miei tempi ma oggi non è mio compito, spetta ad altri. Non sono il burattinaio di nulla».
Seguire la via (e non la piazza) italiana
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