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Soumahoro, l'ultima trovata è fare un'altra associazione. Ma è un mistero

Rita Cavallaro
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Dal difensore degli ultimi all'ultimo dei difensori. C’è voluta la faccia tosta, per il deputato con gli stivali Aboubakar Soumahoro, a presentarsi ieri a L'Aria che Tira, il programma di La7 condotto da David Parenzo, per parlare del business dei migranti. Proprio quello per cui è finita a processo tutta la sua famiglia, accusata di aver sperperato nel lusso sfrenato milioni di euro, fondi sottratti allo Stato per l'accoglienza mentre i rifugiati, ospiti delle loro coop, venivano lasciati senza cibo né acqua. «Vanno chiusi, sono dei lager dove le persone vengono rinchiuse senza aver commesso alcun reato», si è dilettato a commentare Aboubakar, mentre sullo schermo scorrevano le immagini dei Centri per il rimpatrio, le strutture necessarie a rispedire in patria i clandestini, molti pluripregiudicati, che non hanno diritto a rimanere nel nostro Paese. «Questi centri sono dei lager, parliamo di una detenzione amministrativa di Milioni di euro Sono i fondi pubblici ricevuti dalla cooperativa Karibu e Consorzio Aid in 10 anni persone, come se fossero degli oggetti o delle macchine. Questa mostruosità nasce attraverso l'operato di un governo di centrosinistra», ha spiegato il parlamentare, innalzato a simbolo da Fratoianni&Co e poi scaricato nel gruppo Misto, quando è scoppiato lo scandalo delle presunte ruberie della moglie Liliane Murekatete e della suocera Maria Therese Mukamitsindo.

 

 

L'apparizione tv di Soumahoro, comunque, è stata una ghiotta occasione per l'ex sindacalista, che aveva fondato la Lega Braccianti contro il caporalato e si era battuto per i diritti di quelli che raccoglievano pomodori nei campi. Almeno prima di finire nel mirino dei suoi stessi soci, i quali hanno denunciato ammanchi da una raccolta fondi per i bimbi dei ghetti di Torretta Antonacci, tanto che è stato presentato un esposto alla Procura di Foggia. Ora Soumahoro ci riprova a tornare paladino, ma questa volta nel segno dell'Islam. E lo fa lanciando, proprio da L'Aria che Tira, l'associazione Italia Plurale, che sarà presentata domenica. Una nuova formazione la cui sigla era stata utilizzata dal deputato con gli stivali quando, lo scorso aprile, aveva annunciato la sua proposta di legge per rendere festivo il fine Ramadan. Non è ancora chiaro quale sia il progetto politico, perché più dell'annuncio della nascita di Italia Plurale il parlamentare non ha voluto rivelare, ma l'idea alla base è quella di lavorare per unire «gli italiani nati e diventati in ogni sfera della società», si legge in un tweet su X. Chissà se sarà la vuole buona, per Abou.

 

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