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Bari, ucciso il nipote del boss. Decaro si risveglia: "È in mano ai clan"

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Rita Cavallaro
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Meglio tardi che mai. Ci voleva il sangue per le strade per far sobbalzare dalla poltrona il sindaco di Bari, Antonio Decaro, che ormai da settimane alimenta le barricate contro la Commissione ministeriale sull’ipotesi di scioglimento per mafia del Comune. Che non fosse un golpe politico del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi era già palese, di fronte a quei 130 arresti che rivelano quanto i 14 clan del capoluogo pugliese abbiano le mani ferme sulla città. Ma se, fino al giorno di Pasquetta, qualcuno poteva ancora avanzare dubbi, ecco che sono arrivati gli spari a svegliare le coscienze. Perché a Bari è scoppiata una nuova guerra di mafia, che ha già fatto la sua prima vittima: il 41enne Raffaele Capriati, detto Lello, figlio Sabino, che a sua volta è il fratello di Antonio Capriati, lo storico boss di Bari Vecchia finito al centro delle polemiche proprio durante la protesta del sindaco e dei suoi amici dem contro la Commissione. Dal palco il governatore della Puglia, Michele Emiliano, aveva riferito di essere andato con Decaro rimanere incollato alla poltrona».

 

 

 

Rimanendo alle questioni interne c’è anche il rapporto con la premier Meloni di cui tanto si è parlato in queste settimane. Anche qui Salvini rassicura, nessun dissapore anzi. «Con Giorgia stiamo costruendo un’amicizia. Ogni tanto la sera gioca a burraco con la mia fidanzata. Sono due faine e odiano perdere». Fra oggi e domani alla Camera verrà discussa la mozione di sfiducia a Salvini per i rapporti della Lega con Russia Unita il partito di Putin. E il partito ha giocato d’anticipo pubblicando, ieri, una nota in cui fanno sapere che quell’accordo non ha più valore e che comunque «anche negli anni precedenti non c’erano state iniziative comuni». Il motivo? L’invasione dell’Ucraina. E la «linea del partito è confermata dai voti in Parlamento: dispiace che l’Aula debba perdere tempo per polemiche inutili e strumentali innescate dall’opposizione». Ma gli attacchi dell’opposizione ad personam non finiscono con le mozioni di sfiducia. Ora spunta anche il dossier sulla diga di Genova su cui alcuni deputati dem hanno chiesto un question time. «Il ministro Salvini spieghi in Aula quali siano le valutazioni del governo, alla luce della delibera Anac e delle procedure giudiziarie in corso, sui tempi dalla sorella di Antonio Capriati, chiedendo una sorta di protezione e sottolineando «Te lo affido».

 

 

 

Una frase che ha scatenato una bagarre tra i due, a colpi di equivoci e non ricordo, sfociati nell'assicurazione del sindaco di non conoscere la sorella di realizzazione della Nuova Diga Foranea del porto di Genova per evitare la perdita dei fondi del Pnrr e come si intenda fare fronte ad eventuali ritardi per garantire l’esecuzione dell’opera. L’insufficiente attenzione alle procedure da parte di chi doveva impostare ilpercorso none accettabile e richiede un intervento; infatti, il rischio di un allungamento dei tempi mette in pericolo la sostenibilita economica della Diga, che conta su 1,3 miliardi di fondi del Pnrr che, se non vengono rispettate le scadenze, si potrebbero perdere» hanno dichiarato in una nota i deputati del Pd Andrea Orlando e Valentina Ghio e sottoscritto dai colleghi Federico Fornaro e Sara Ferrari. del boss, andata poi a sbattere contro una foto che lo ritraeva con la signora. E ora che a Bari si spara, Decaro parla di «atto gravissimo, per le modalità con cui l’agguato si è consumato, per il fatto che la vittima è un esponente di spicco del clan Capriati e per le conseguenze che questo può generare». Il sindaco, che ha chiamato il prefetto e il questore per chiedere la massima attenzione, ha capito che «la città non può vivere nel terrore dell’attesa di un regolamento di conti tra clan» e che «è importante agire subito per bloccare qualsiasi potenziale recrudescenza».

 

 

 

Secondo il senatore di Fratelli d’Italia, Filippo Melchiorre, «ci sono degli atteggiamenti schizoidi da parte del centrosinistra: un giorno dice una cosa e un giorno ne dice un’altra. C’è bisogno che tutte le istituzioni facciano quadrato contro fenomeni di questo tipo. Il sindaco avrebbe dovuto semplicemente ringraziare il ministro Piantedosi per aver dato la possibilità di dimostrare la sua totale estraneità. Altro che parlare di atto di guerra dal palco di Bari. La Bari che conosco io è fatta di persone perbene e il sindaco deve rispettare le istituzioni», conclude. Intanto domani, sulla questione, si riunirà il Comitato per l’ordine e la sicurezza, che dovrà stabilire le linee d’azione da mettere in campo per fermare il braccio di ferro criminale per i nuovi equilibri tra le famiglie malavitose, sfociato nell’agguato a Lello Capriati. Ucciso da tre proiettili alla testa e uno alla spalla nella zona di Torre a Mare, fortino del clan Parisi, da un killer che si è dato alla fuga. L’obiettivo adesso è fermare le inevitabili ritorsioni che potrebbero fare altri morti in città.

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