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Commissione Covid, bagarre in Aula: Conte e Speranza fuori di sé

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Angela Barbieri
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Finale nel caos per l’Aula della Camera, che dà il via libera definitivo alla istituzione di una commissione di inchiesta sul Covid, fortemente voluta inizialmente da Italia viva, proposta poi fatta sua da FdI che l’ha portata avanti con determinazione. L’ultima dichiarazione di voto, quella della deputata di FdI Alice Buonguerrieri, scatena la bagarre dell’opposizione, con il presidente di turno Fabio Rampelli che fatica a ripristinare l’ordine e alla fine è costretto a sospendere la seduta per alcuni minuti. A scatenare l’ira del M5S, ma anche del Pd, sono alcune frasi della deputata del primo partito di maggioranza, che in un passaggio del suo intervento parla di «sentenze di condanna», grazie alle quali «siamo potuti venire a conoscenza di atti e documenti» sulla gestione della pandemia da Covid. Le opposizioni (che tutte, ad eccezione di Iv, hanno votato contro la commissione) e in particolare il Pd insorgono, parlando di falsità. I deputati di FdI difendono la collega, in uno scambio di accuse e controaccuse a distanza, e vola anche qualche parola grossa.

 

 

I diretti interessati, chiamati in causa da FdI, Roberto Speranza e Giuseppe Conte, definiscono «infamanti e indegne» le accuse rivoltegli, ma soprattutto «false», fino a spingersi a usare il termine di «squadrismo». Alla ripresa dei lavori il clima non è migliorato. Anche se la deputata di FdI corregge un po’ il tiro, parlando questa volta di decisione assunta dal Tar, ma la tensione si taglia col coltello. Il voto dà ragione al centrodestra, la commissione nasce con 132 voti favorevoli, 86 contrari e un solo astenuto. FdI canta vittoria, spiega che «finalmente si potrà fare chiarezza e si avrà la verità». Perché tra i compiti della commissione di inchiesta c’è anche quello diverificare la giustezza delle misure assunte dall’allora governo Conte II per gestire la pandemia, della task force, delle mascherine, della campagna di vaccinazione e dei decreti, così come delle misure restrittive. «Credo sia legittimo proporre una commissione di inchiesta, non ho nessun timore per quanto riguarda l’indagine che verrà svolta. Ritengo profondamente viziata questa commissione perché per come è stata impostata purtroppo siprecluderàl’indagine sulla gestione della sanità che è per lo più rimessa alle Regioni e questo è un atto di codardia della maggioranza», esordisce Conte.

 

 

Che poi sferra l’affondo: da FdI sono state rivolte «accuse infamanti: dire che siamo stati condannati significa oscurare gli accertamenti che il tribunale penale di Roma e Brescia hanno fatto e sono atti pubblici, non solo c’è stata la malafede perché si tratta di atti di pubblico dominio, ma anche la malafede di accusarci di una condanna che poi solo a seguito delle rimostranze delle opposizioni in Aula è stata» corretta in una decisione «di un Tar ad acquisire documenti chiesti da FdI, vergogna». Ancor più tranchant Speranza: «Ho sentito fare un intervento intero su Conte e Speranza, un intervento intero contro chi c’era prima» al governo, da parte della deputata di FdI, «una cosa mai vista», che ricorda le «epoche peggiori della storia di questo Paese, perché dobbiamo iniziare a chiamare le cose con il loro nome: quello è un intervento squadrista, inaccettabile».

 

 

Per i deputati M5s la commissione non è altro che «un plotone di esecuzione». Mentre Tommaso Foti, capogruppo alla Camera di FdI, è sicuro che questo strumento «sarà di certo utile perché i governi futuri non compiano gli stessi errori del passato e rappresenta un atto di giustizia nei confronti degli italiani che chiedono e meritano chiarezza su una delle pagine più buie della nazione. Sarà compito della Commissione valutare se vi siano stati ritardi nelle misure adottate per contrastare il Covide, fra le altre cose, accerterà le ragioni del mancato aggiornamento del Piano pandemico nazionale del 2006, che avrebbe potuto salvare migliaia di vite, la qualità e il prezzo dei dispositivi di protezione personale- a partire dalle mascherine - e l’acquisto dei tristemente famosi banchi a rotelle per le scuole».

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