presidio deserto

Pd, presidio antifascista a Firenze. Pochi presenti, dopo mezz’ora si scioglie

Christian Campigli

Un flop clamoroso. Numeri sconfortanti (per gli organizzatori), nonostante la presenza dei vertici locali del Partito Democratico. Firenze risponde in modo inequivocabile al presidio organizzato ieri pomeriggio dai dem contro la commemorazione romana di Acca Larentia. Un messaggio forte e chiaro rivolto ai tromboni progressisti: no, non esiste alcun pericolo di un ritorno del fascismo. E se a dirlo (indirettamente) sono i cittadini di uno degli ultimi fortini rossi, il futuro del Pd, anche sulle rive dell'Arno, appare tutt'altro che sereno. Eppure, malgrado il risultato impietoso (appena centoventi le persone presenti) le dichiarazioni di alcuni esponenti della sinistra sono rimaste quelle baldanzose di sempre. Lontane anni luce dalla realtà quotidiana vissuta dagli Italiani. «Quelle di Acca Larentia sono immagini raccapriccianti, che hanno fatto il giro del mondo – ha sentenziato il deputato Simona Bonafé –. Immagini inquietanti, noi siamo qui perché non vogliamo stare zitti e non vogliamo far finta che non sia successo nulla. Ci chiediamo come mai il Presidente del Consiglio, che ha trovato il tempo per parlare del pandoro di Chiara Ferragni, non abbia trovato il tempo per denunciare quanto accaduto ad Acca Larentia. Ecco, per noi strizzare l'occhio a quel mondo non è accettabile».

 

  

 

Tutti gli interventi che si sono susseguiti hanno puntato il dito contro la destra di governo. Poco importa se importanti dirigenti di Fratelli d'Italia (Ignazio La Russa e Giovanni Donzelli in primis) abbiano spiegato, in questi ultimi tre giorni, le siderali distanze tra i duecento nostalgici col braccio teso ed i moderati della maggioranza che sostengono l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Alla manifestazione di ieri ha partecipato anche il candidato sindaco Sara Funaro (scelta di impero dalla segreteria locale, bypassando completamente le primarie chieste a gran voce da Cecilia Del Re e dalla stesso Matteo Renzi), quattro consiglieri comunali del Pd e tre consiglieri regionali. «Quello odierno è un presidio molto importante. Siamo qui per dire no a tutte le manifestazioni di neofascismo, a tutte le manifestazioni di intolleranza. Mai come in questo momento storico è indispensabile far sentire la voce, forte, nelle istituzioni».

 

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Tutti concordi nel considerare il pericolo fascista imminente, da sventolare come tema vincente per risalire prima nei sondaggi e poi alle urne? Mica tanto. Un importante rappresentante dem, in confidenza, ci ha espresso il proprio dissenso. «In questa piazza non c'è il Paese vero, quello preoccupato per le bollette del gas, per il proprio lavoro o per i mutui delle case schizzati alle stelle. Io resto convinto che quelle persone vadano sanzionate, sia chiaro. Perché nel 2024 non è accettabile chi inneggia ancora a Mussolini. Noi del Pd pensiamo di riprenderci l'Italia con questi slogan, ma se non stiamo attenti rischiamo di perdere anche Firenze, a giugno. Soprattutto se il centrodestra candiderà davvero Eike Schmidt». Iniziata alle 16 e 40, dopo appena mezz'ora, sconsolati dalle misere presenze, gli organizzatori della manifestazione hanno ordinato il «rompete le righe».