Magistrato di Catania

Apostolico, per la giudice i migranti liberati non è detto che scappino

Dario Martini

Chiunque poteva prevedere che una volta liberati dal Centro per i rimpatri di Pozzallo sarebbero spariti. Non bisogna essere particolarmente perspicaci o informati per sapere che i migranti fanno subito perdere le proprie tracce, soprattutto se nutrono fondate ragioni per credere che la loro richiesta d’asilo venga respinta. Eppure, la giudice Iolanda Apostolico, magistrato di Catania che nelle ultime due settimane ha fatto uscire otto tunisini dal Cpr di Pozzallo, non lo ritiene affatto scontato. Secondo il magistrato non si può prevedere a priori che facciano perdere le proprie tracce, come invece è puntualmente accaduto per quanto riguarda i primi quattro migranti rilasciati il 29 settembre scorso.
Nelle motivazioni delle sentenze dell’11 ottobre, con cui ha respinto la convalida di trattenimento nei Cpr degli altri quattro tunisini, esprime chiaramente questo concetto. Si legge, infatti, che non si può, «per un richiedente asilo, operarsi alcun automatico collegamento tra la mancanza di documenti, o la mancanza di risorse economiche, e l’intento di rendersi irreperibile e sottrarsi agli effetti dell’eventuale rigetto della domanda, e non potendo dirsi che, in tali casi, unica misura idonea a prevenire tale pericolo sia il trattenimento».

 

  

 

Quali sono queste misure alternative al trattenimento in un Cpr? «L’obbligo di dimora in un luogo preventivamente individuato, dove possa essere agevolmente rintracciato», o «l’obbligo di presentazione, in giorni e orari stabiliti, presso un ufficio della forza pubblica territorialmente competente». Intanto, la Lega che nei giorni scorsi ha chiesto le dimissioni di Apostolico, continua a chiedere un cambio di rotta. «Apprendiamo che i primi quattro tunisini che la giudice Apostolico ha fatto uscire dal Cpr di Pozzallo si sono visti rigettare la richiesta d’asilo e si sono già resi irreperibili dichiara la deputata Simonetta Matone - Con la conseguenza che in questo momento ci sono quattro persone in giro per l’Italia con zero possibilità di poter accelerare la loro espulsione. L’ennesima riprova del fallimento di politiche giudiziarie atte a delegittimare il governo, infischiandosene delle norme messe in campo per contrastare l’immigrazione illegale. Assurdo come il magistrato di Catania, con un provvedimento pieno di inesattezze e per nulla un capolavoro di diritto, non abbia ritenuto legittimo tutelare gli italiani e garantire la sicurezza del nostro territorio». Mentre il collega Stefano Candiani sottolinea come sia «troppo comodo fare sentenze e scaricarne il peso sulla collettività. Torna d’attualità la questione della responsabilità civile dei magistrati e la necessità di una seria riforma della giustizia».

 

 

In questo contesto si inserisce la prima iniziativa del Guardasigilli Carlo Nordio, il quale spiega che «a seguito di quattro interrogazioni parlamentari, essendo doveroso rispondere, ho dato mandato alle articolazioni competenti del Ministero di acquisire articoli di stampa e pubblicazioni sui social media relativi alla giudice di Catania, Iolanda Apostolico. Non si tratta di un accertamento ispettivo né tanto meno dell’avvio di un’azione disciplinare». L’effetto politico è la levata di scudo da parte dell’opposizione. Insorge il segretario di +Europa Riccardo Magi parla di «azione intimidatoria»: «Il ministro del Giustizialismo Carlo Nordio, su ordine di Salvini, predispone un accertamento preliminare nei confronti del giudice Apostolico. Se confermata questa notizia sarebbe gravissima: su quali basi Nordio ha ordinato questa azione?». Occorre ricordare che Apostolico in passato ha preso parte a una manifestazione per chiedere lo sbarco di migranti a bordo di una nave della Guardia costiera in cui veniva insultata la polizia e ha pubblicato sul suo profilo social una petizione per sfiduciare l’allora ministro dell’Interno Salvini.