Ritardi e difficoltà
Pnrr, dall’idrogeno agli asili nido: tutti i progetti da rivedere
Il governo, con il ministro Fitto in prima linea, è a lavoro per riuscire a impiegare tutti i fondi del Pnrr tramite una rimodulazione complessiva del piano entro agosto 2023. Nella Relazione semestrale al Parlamento ci sono 120 capitoli di spesa che presentano «elementi di debolezza»; circa il 10% del totale mostrano un maggior grado di debolezza. Nel testo i progetti vengono divisi in due categorie: gli «interventi strategici di interesse nazionale» per cui lo Stato assicurerà tutto il supporto necessario per portarli a termine e gli interventi da riprogrammare utilizzando le risorse per altri impieghi ritenuti «più efficienti» o passare all’interno del Repower Eu. Il piano presentato il 18 maggio 2022 dalla Commissione europea per «porre fine alla dipendenza dell’Unione europea dai combustibili fossili della Russia e affrontare la crisi climatica». Ovviamente questo «spostamento» deve seguire le regole dettate dalla Commissione europea e passare al vaglio della stessa. Prevista anche la possibilità di finanziare tutti gli interventi che non rientreranno nel Pnrr con il Piano nazionale complementare; ossia con soldi dello Stato.
Ma andiamo a vedere i progetti su cui il governo sta lavorando per riuscire a portarli a termine nonostante le difficoltà. Saltano all’occhio le misure per il rischio idrogeologico che valgono circa 1 miliardo e 200 milioni di euro che rallentano a causa dell’aumento dei costi e/o scarsità dei materiali, per lo squilibrio di domanda e offerta, per gli investimenti non attrattivi e l’impreparazione del tessuto produttivo, ma anche per difficoltà normative, amministrative e gestionali causate dall’aumento dei target da raggiungere e dalle difficoltà delle amministrazioni. L’aumento dei costi è alla base anche dei ritardi del progetto sulle linee di collegamento ad alta velocità a Brescia, Verona, Vicenza e Padova con l’Europa del nord, 92 chilometri di infrastruttura per cui era previsto uno stanziamento di 3,7 miliardi di euro. Il progetto però prevedeva che entro il 24 marzo 2024 dovevano essere assegnati gli appalti ma l’aumento dei costi dell’opera non la rendono attrattiva mandando deserti i bandi. Ci sono anche degli investimenti in «infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell’approvvigionamento idrico», tema urgente visto la siccità, che valevano 2 miliardi di euro e che hanno accumulato un notevole ritardo a causa dell’aumento dei costi e della scarsità dei materiali. Il piano prevedeva un investimento sulle «infrastrutture di ricarica elettrica» da finanziare con 740 milioni di euro, ma i bandi ritenuti poco attrattivi stanno andando a rilento. Situazioni analoga a quella delle stazioni di «rifornimento di idrogeno» che il governo vorrebbe diminuire dalle 40 inizialmente previste a 35.
Poi ci sono i famosi 264.480 posti fra nidi e scuole dell’infanzia su cui grava un pesante ritardo che ha portato il governo a chiedere uno «slittamento» di 3 mesi per riuscire a impiegare i 4 miliardi e 600 milioni stanziati. Nel documento del governo si annota anche un ritardo sul capitolo «Caput mundi», finanziato con 500 milioni di euro, e che aveva come obiettivo quello di sviluppare un modello di turismo sostenibile e creare un itinerario turistico per Roma e per i percorsi nazionali meno noti. Anche in questo caso i ritardi sono dovuti da bandi non attrattivi, impreparazione del tessuto e difficoltà normative, amministrative e gestionali. Sempre nella Capitale rischia di saltare il progetto sul recupero dei nove teatri di posa di Cinecittà e l’allargamento degli studios su un terreno, a Torre Spaccata, da 31 ettari. Qui fra i ricorsi degli ambientalisti e alcuni intoppi burocratici rischiano di far saltare il progetto da 300 milioni di euro. La posta in gioco è alta anche perché per avere accesso alla quarta rata da 16 miliardi di euro, in attesa della terza, dobbiamo portare a termine 27 obiettivi entro il 30 giugno.