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Canone Rai, botta risposta infuocato Salvini-Renzi sull'abolizione

Christian Campigli

Un valore aggiunto, in un settore cruciale per l'intera tenuta democratica o un costoso ed obsoleto retaggio culturale degli anni Sessanta? Terminato il Festival di Sanremo, si riaccende il dibattito sul canone Rai. A destra, soprattutto tra gli esponenti della Lega, c'è la forte tentazione di privatizzare la tv di Stato. Ieri Matteo Salvini, intervenuto alla trasmissione di Rete 4 Fuori dal Coro, ha proposto una formula ibrida. “Una cosa su cui ragionare sarà la Rai. Quanto costa agli italiani, valutare l’opportunità di togliere il canone dalla bolletta della luce, che è già abbastanza pesante, e pensare se anche in Italia, come in altri Paesi europei, la televisione pubblica non possa essere libera, gratis, senza gravare sul portafoglio dei cittadini. Mediaset va egregiamente in onda senza chiedere un quattrino”.

 

  

Una proposta che segue la linea tracciata, la scorsa settimana, dal Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “Quest’anno io mi sono preso la responsabilità enorme, e ho preso un sacco di critiche chiaramente da tutti, perché siamo arrivati ed è rimasto in bolletta, se no saltava tutto, ma diventa chiaro che dalla bolletta il canone Rai dovrà uscire e quindi l’anno prossimo bisognerà trovare un altro strumento”. Messaggi che allarmano e non poco i dipendenti Rai e che non convincono la sinistra. Da sempre in difesa di Saxa Rubra.

 

Sul tema è intervenuto anche Matteo Renzi sulla propria Enews settimanale. “Il canone in bolletta fu una mia scelta. Allora il canone costava 113 euro. Averlo fatto pagare a tutti ha portato a un abbassamento del costo da 113 a 90 euro. Se si paga tutti, si paga meno. Gli onesti risparmiano, i furbetti pagano. Perché sulle tasse questa è la regola aurea: pagare meno, pagare tutti. Ora si può dire che il Canone Rai è una tassa esosa, come sostengono alcuni politici. Ma allora si deve avere la forza di abolirlo. Finché il canone Rai è un obbligo di legge, dobbiamo pagarlo tutti. Se non lo paghiamo tutti, torniamo al pre 2015 quando i furbi non pagavano e gli onesti pagavano di più”.