auto-ironia

Otto e mezzo, pure Cuperlo si dà per spacciato: "Stesse chance dei Cugini di Campagna a Sanremo...”

“Perché lei si è candidato alle primarie nonostante abbia già perso l’ultima volta?”. La domanda secca è rivolta da Lilli Gruber a Gianni Cuperlo nel corso dell’edizione del 7 febbraio di Otto e mezzo, il programma televisivo di La7. L’esponente del Partito Democratico risponde subito, usando anche un pizzico di autoironia: “Quella era una mission impossible. Adesso è una scelta diversa. Lei dice che ho le stesse chance di vincere dei Cugini di Campagna a Sanremo 2023 praticamente… Il Pd ha 16 anni di vita, non molti, ma abbiamo perso 6 milioni di voti, subito due scissioni e mezza, pure Calenda, guidate dai leader più longevi della nostra comunità, poi abbiamo cambiato 9 segretari. Abbiamo governato per oltre 11 anni degli ultimi 17, nonostante abbiamo vinto le elezioni nel 2006 l’ultima volta. Davanti a questo vedo gli schieramenti e le candidature di questo Congresso e vedo riproporsi lo stesso schema di questi 16 anni, cioè evitare di discutere. Non si può guardare avanti rimuovendo quanto c’è stato prima. Abbiamo perso le elezioni perché abbiamo sovrastimato l’effetto lutto per la caduta del governo Draghi e sottovalutato la necessità di creare un sistema di alleanze competitivo per evitare che si insediasse la fiamma a Palazzo Chigi dopo 75 anni”.

 

  

 

“In questa campagna congressuale il nome Mario Draghi - sottolinea con parole al veleno Cuperlo - non viene evocato da nessuno, è come se non ci fosse stato. Ma persino quelli che hanno partecipato attivamente a quei governo non c’è più. Mi sono candidato perché se noi non siamo in grado di affrontare la discussione che non abbiamo fatto per 16 anni e spiegare qual è la ragione d’essere di questo partito, ripensando radicalmente il suo modo di discutere, di formare e selezionare la classe dirigente. Io vedo nelle candidature più autorevoli e favorite riproporsi quello schema che si passa in mezzo al temporale senza mai bagnarsi i capelli, il solito trasformismo, il solito establishment. Dietro di me non ci sono - sbotta Cuperlo - ex ministri o governatori di regione, ma c’è un pezzo di partito che ci crede ancora, un pezzo di sinistra che ci crede ancora”.