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Messina Denaro, “Meloni non farà nulla contro la mafia”. Chi è il grillino annientato

Christian Campigli

Se il buongiorno si vede dal mattino, Giorgia Meloni in primis e l'intero Paese in seconda battuta dovranno sperare che il senatore dei Cinque Stelle, Roberto Scarpinato, si avventuri quotidianamente in previsioni e giudizi anche nei prossimi cinque anni. Basta riavvolgere il nastro degli ultimi sei mesi e fermarsi al 26 ottobre dello scorso anno. Il Senato deve votare la fiducia al governo di centrodestra. L'ex magistrato siciliano prende la parola e inanella una serie di valutazioni tagliate con l'accetta. “Il 22 ottobre scorso lei e i suoi ministri avete prestato giuramento di fedeltà alla Costituzione. Molti indici inducono a dubitare che tale giuramento sia stato sorretto da una convinta e totale condivisione dei valori della Costituzione e dell'impianto antifascista e democratico che ne costituisce l'asse portante - dice Scarpinato -. Neofascismo, che si è declinato anche nella costituzione di formazioni politiche, variamente denominate, che sin dai primi albori della Repubblica hanno chiamato a raccolta e coagulato tutte le forze più reazionarie del Paese per sabotare e sovvertire la Costituzione del 1948, anche con metodi violenti ed eversivi, non esitando ad allearsi in alcuni frangenti persino con la mafia. Quanto alla fermezza nella lotta contro la mafia mi auguro che valga anche contro la mafia dei colletti bianchi, che va a braccetto con la corruzione. La mia perplessità si regge sul fatto che la vostra maggioranza si regge anche su una forza politica il cui leader”.

 

  

 

Parole pesantissime, che infastidirono, e non poco, Giorgia Meloni. Chissà cosa direbbe oggi il grillino Scarpinato, ex magistrato siciliano, quello del dito puntato sempre contro tutti e tutte, dopo l'arresto di Matteo Messina Denaro. Il più pericoloso latitante ancora a piede libero. Il boss dei boss, l'uomo in grado di guidare, anche da latitante, Cosa Nostra. La primula rossa, l'inafferrabile. Fermato proprio durante i primi sei mesi del governo dei conservatori. Chissà se avrà prevalso il senso dello Stato e quindi la gioia per un simile, straordinario risultato delle nostre forze dell'ordine o un pizzico di rabbia e frustrazione.

 

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