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Elezioni politiche, Renzi avverte Calenda: "Se c'è l'accordo con Letta..." Il giorno della verità per il terzo polo

Christian Campigli

Spettatore interessato. Pronto ad inserirsi nell'enorme fritto misto voluto da Letta o in un'alleanza di centro con l'amico-nemico Carlo Calenda. Ma consapevole che le possibilità di correre da solo aumentano, ogni giorno, in modo esponenziale. Matteo Renzi sulle infinite trattative all'interno del centrosinistra ha le idee chiare. "Se oggi Calenda e Letta si accordano, Forza Italia e Lega brindano".

Un concetto lapidario, quello espresso dal nativo di Rignano, ospite sul canale televisivo La7. "Il discorso del voto utile, mettersi tutti insieme con il Partito Democratico, non è credibile. Se non ci sono i 5 Stelle la partita è monca di un pezzo - sottolinea il leader di Italia Viva - nonostante io non li voglia. Capirei la grande alleanza di tutti se ci fossero tutti, ma così, per attutire la vittoria della destra, serve un centro forte. Un'area di centro, il terzo polo che fa il 10%, è decisivo per attutire l'impatto del governo di destra, e sarebbe fantastico per dopo, per crescere".

  

Parole che, se analizzate con attenzione, dicono tutto: usare il termine "attutire" sottintende la consapevolezza di aver, sostanzialmente, già perso. L'ex sindaco di Firenze sa benissimo che, salvo scossoni clamorosi (rotture all'interno della coalizione, arresti eccellenti o clamorose evoluzioni della guerra in Ucraina), Giorgia Meloni sarà la prima donna presidente del Consiglio. "Chi oggi inizia la campagna elettorale come ha fatto Enrico Letta, non sta contrastando la destra, ma le sta regalando la vittoria. Se voglio contrastare la destra, non posso partire chiedendo la tassa di successione e imbarcando quelli che non vogliono Draghi. L'appello all'unità lo può fare chi toglie i voti alla destra, non chi glieli regala".

Un'infinita partita a scacchi, nella quale Renzi si gioca il suo futuro. Perché andare da solo può significa toccare il 5% e risultare, nuovamente, decisivo. O scomparire, per sempre, dalla politica italiana.