lo scenario

Il Quirinale non è più un miraggio per Silvio Berlusconi. Ansia e paura nel Pd, il M5S sbarra la strada a Draghi

Il sogno di Silvio Berlusconi di essere eletto presidente della Repubblica non è più soltanto una mera considerazione e chiacchiera all’interno dei corridoi dei palazzi della politica. Dopo la bocciatura del ddl Zan in Senato grazie alla tagliola di Lega e Fratelli d’Italia è scattato un’allarme interno al Partito Democratico. Come evidenzia Affari Italiani c’è preoccupazione per lo spostamento di Italia Viva verso il centrodestra, questo nonostante le dichiarazioni pubbliche degli uomini di Matteo Renzi che assicurano di aver votato a favore della legge sull’omofobia e hanno respinto al mittente le accuse di essere franchi tiratori. 

 

  

 

Oltre alle strategie dei renziani c’è anche timore per quello che sarà il comportamento dei parlamentari del Movimento 5 Stelle, che potrebbero votare per il numero di Forza Italia pur di non vedere la salita di Mario Draghi al Quirinale, uno scenario che farebbe rischiare loro la perdita del vitalizio in caso di elezioni anticipate. L’ipotesi di Berlusconi non si può quindi escludere a priori e a dirlo sono i numeri necessari alla quarta votazione per il Colle, quando il quorum da maggioranza qualificata scenderà ad assoluta.

 

 

Per eleggere il nuovo Capo dello Stato sono necessari 505 voti alla quarta tornata nel Transatlantico e il centrodestra, delegati regionali compresi, può contare su 441 grandi elettori. Se si vanno a sommare i 41 di Italia Viva il traguardo per avere la maggioranza assoluta è distante soltanto 23 tra gli elettori. Si è scatenato quindi un panico generalizzato all’interno delle fila dei Dem, che temono inoltre, riferisce sempre Affari Italiani, che molti ex grillini di Camera e Senato potrebbero in prossimità della votazione per il Colle passare con il centrodestra in cambio, magari, della promessa della ricandidatura alle elezioni politiche. Con la poltrona che sarebbe quindi assicurata. E quella di Berlusconi presidente della Repubblica, che inizialmente era stata snobbata come ipotesi, ora non viene più sottovalutata a sinistra.