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L'orologio è rotto, così Conte resta fermo nel tempo

Gaetano Mineo

Giuseppe Conte torna sul palco della politica. «Io sono sempre il solito», dice a «Di Martedì» su La7. Come il solito è pure il suo prestigioso orologio al polso sinistro: rotto. Per l’intera intervista, circa un’ora e mezza, le lancette sono rimaste immobili alle 9,30. Non è nuova la scena. E nulla ha a che fare se la trasmissione fosse registrata o meno. Più volte, infatti, le lancette del suo orologio sono state immortalate da telecamere e fotoreporter in netto contrasto col momento in cui andava in scena. «Non è cambiato un gran che…» ha puntellato Simone Bruni, direttore della rivista La Clessidra, ieri alla trasmissione di Radio1, «Un giorno da pecora». Bruni, uno dei massimi esperti italiani di orologi, è intervenuto diverse volte, quando Conte era premier, alla trasmissione radiofonica proprio per narrare i momenti in cui l’ex avvocato del popolo veniva immortalato con il suo orologio rotto.

 

  

 

 

Di certo, il modello storico di una nota marca di lusso sembra non segnare mai l’ora esatta. Come lo scorso 20 gennaio, momento in cui Conte, si era presentato in Senato con il suo elegantissimo accessorio al polso, e inquadrature e scatti dei fotografi riportavano una diversa ora del suo orologio rispetto al momento della seduta a Palazzo Madama. Lo stesso Bruni, allora, era intervenuto nel pomeriggio alla trasmissione radiofonica: «Alle 9.30, quando è entrato in Senato, il suo orologio segnava le 10.20. E alla fine del suo intervento in aula, alle 10.40 circa, l’orologio segnava la stessa ora: le 10.20». Secondo l’esperto, «la cosa più probabile è che Conte lasci il suo orologio da parte, magari in un cassetto, per indossarlo solo poco prima di uscire».

 

 

 

Anche lo scorso 18 ottobre, le lancette al polso di Giuseppi, in video collegamento con l’assemblea annuale dell’Ania, segnavano un orario sbagliato. E anche in questo caso, l'ora non era cambiata per tutta la diretta. Bruni, spiega che l'orologio di Conte è un modello a carica automatica, che se viene lasciato fermo esaurisce la sua carica e, di conseguenza, si ferma mettendoci diverso tempo prima di ricaricarsi e riprendere il suo movimento. Fatto che porta Conte, in buona sostanza, «fuori dal tempo». Non a caso, a questo punto, decide sempre di non decidere. E i suoi due governi sono ricchi di non scelte, di nodi non sciolti ma sempre rinviati. Per non parlare del limite del secondo mandato per potersi candidare, e dell’identità del nuovo partito. Già, il nuovo partito, che non solo non ha un’identità ma neanche un capo, nessun vertice. Ma Conte, il temporeggiatore per eccellenza, continua a parlare da leader dei 5Stelle senza alcun voto, senza alcuna nomina. Come dire, c’è tempo per un’investitura ufficiale.