Poca credibilità

I silenzi del Pd sul rinvio a giudizio di Matteo Salvini danneggiano la democrazia

Paolo Cirino Pomicino

Ci sono indicatori fondamentali per capire la natura democratica di una forza politica. Uno dei più precisi è l'atteggiamento che si tiene nei riguardi dei propri avversari o verso le proprie minoranze interne. Se un proprio avversario, esterno o interno al partito, subisce un torto, un attentato, un attacco improprio ed i vertici dei partiti non si erigessero a difesa dei propri avversari criticando la interferenza di poteri terzi commetterebbero un errore grave che l'elettorato sanzionerebbe pesantemente. È questo il caso del rinvio a giudizio di Matteo Salvini dal giudice dell'udienza preliminare nonostante il parere contrario del pubblico ministero sulla vicenda della Open Arms. In particolare se fossero i vertici del PD a lasciare passare questa occasione senza stigmatizzarla pesantemente la vicenda nascondendosi dinanzi al rispetto della magistratura farebbe un grave danno a se stesso ed alla sua credibilità democratica.

 

  

 

Il suo silenzio di oggi dinanzi a questo grave errore lascerebbe, infatti, presagire che lo stesso atteggiamento anodino ed ipocrita il PD lo avrebbe anche nei riguardi di cittadini senza voce quando dovessero subire un sopruso. Sia chiaro che non non entriamo nel merito se il mantenere alla fonda una nave di migranti sia un reato o meno. Per noi è un errore politico e testimonia peraltro una grave assenza di umana comprensione ma sappiamo che quell'errore o quella disumanità sono politiche sbagliate fatte dall'intero governo. Ma davvero c'è qualcuno in parlamento o tra i dirigenti di partito che ritiene che un ministro possa per settimane mantenere in vita politiche migratorie del tipo di quelle portate avanti da Salvini senza il consenso del presidente del consiglio e delle altre forze di maggioranza? C'è forse qualcuno nel PD che possa con assoluta libertà di pensiero ed onestà intellettuale che de) che faceva Salvini era ignoto al presidente del consiglio o agli altri ministri alcuni dei quali avevano anche diretta competenza amministrativa sul caso specifico? Se ci fosse vorremmo vederlo in faccia ed ascoltare le sue dichiarazioni.

 

 

Noi speriamo per la dignità del nostro sconquassato sistema politico, che non ci sia nessuno che possa condividere la decisione di un magistrato che ritenendo ministri e presidente del consiglio separati da paratie stagno punisce uno e salva l'altro. In quelle settimane in cui navi, battendo qualche volta anche bandiera straniera, venivano mantenute o fuori le nostre acque territoriali o alla fonda senza consentire lo sbarco di donne uomini e bambini provati, noi non abbiamo mai sentito una dichiarazione di presa di distanza di Conte o di di Maio né abbiamo visto una convocazione di un consiglio dei ministri urgente per revocare provvedimenti assunti dal ministro dell'interno. Dobbiamo davvero ancora oggi ricorrere al vecchio mantra liberale «non condivido nulla di quel che dici ma sono pronto a dare la vita perché tu lo possa dire»?

Vorremmo chiarire con assoluta precisione che noi non entriamo nel merito se impedire lo sbarco in quelle condizioni costituisce un reato o meno ma contestiamo con la forza della ragione e della conoscenza che se quella decisione era reato non può non essere coinvolto chi, come il presidente del consiglio, aveva il potere di impedirlo e non lo ha fatto sol perché lo condivideva. Finora non abbiamo sentito una sola voce che sottolineasse questa intollerabile contraddizione che penalizza la politica in quanto tale e se il silenzio dovesse continuare dovremmo allora ricordare che non è più una coincidenza il fatto che da circa trent'anni tutti gli avversari degli ex comunisti, tutti nessun escluso, sono puntualmente attaccati dalla magistratura inquirente e messi o in difficoltà o addirittura fuori gioco. Se questa dovesse essere la conclusione dovremmo sollecitare una indignazione di massa non a favore di Salvini ma contro quanti dovrebbero tutelare la libertà della politica facendo rientrare ogni altro potere all'interno del proprio perimetro e mettendo all'indice personaggi come Conte e di Maio che non si assumono le proprie responsabilità di governo e si nascondono come bambini impauriti e codardi ma anche contro chi resta in silenzio e non rileva e critica queste pesanti distorsioni della vita democratica.