la polemica

L'imbarazzo di Renzi per l'affare arabo: "L'uccisione di Khashoggi? Ho sempre condannato"

E' un momento difficilissimo per Matteo Renzi. La pubblicazione del rapporto Cia che addebita a Mohammed Bin Salman l'organizzazione dell'omocidio del giornalista ed editorialista del Washington Post Jamal Khashoggi, mette in grave imbarazzo il leader di Italia viva. Che è stato pagato dallo stesso Khashoggi per una conferenza in cui ha lodato l'interlocutore e il regime saudita, senza tralasciare anche di invidiare il loro "costo del lavoro".

  

A chi gli chiede di rompere il silenzio Renzi risponde con una lunga eNews. Nella quale, però, tralascia di rispondere alle questioni principali sollevate dalla faccenda: è giusto che un ex premier vada a omaggiare un assassino (all'epoca i sospetti su Bin Salman erano già fondati)? E' giusto che un ex premier arrivi a lodare le condizioni di lavoro di quelli che, praticamente, sono schiavi? E' giusto che un ex premier ancora in politica con un suo partito - determinante, peraltro, per la formazione di almeno gli ultimi due governi - si faccia pagare da un regime come conferenziere? A questo in realtà Renzi risponde dicendo che lo fanno anche altri ex premier. Ma nessuno, come lui, è ancora in politica attiva. Infine, si scaglia contro i colleghi di maggioranza che lo accusano. "Si uniscono solo contro di me" dice. Ma sembra un diversivo.

Ecco le parole di Renzi nella eNews: "Sorprende il silenzio di Renzi, dicono all’unisono. Peccato che di questa vicenda io abbia già parlato in molti giornali e tv: dal "Corriere della Sera" a "la Repubblica", da "Carta Bianca" a "l’Aria che Tira". E all’estero abbia risposto alle domande della BBC, di SkyNews, di Channel4, de "Le Monde", de "El Pais", del "Die Zeit", del "Financial Times". E questo loro lo chiamano silenzio? Ma ciò nonostante – guidati da un fine osservatore della politica estera quale Alessandro Di Battista, l’uomo che diceva “Trump sta facendo meglio di quel golpista di Obama” – gli amici della grande alleanza progressista Leu/Cinque Stelle/PD stanno da ore attaccandomi per il mio presunto silenzio. Rinvio alle interviste sopracitate per ulteriori delucidazioni ma, nel frattempo, agevolo la comprensione di Di Battista e dei suoi amici, mettendo sotto forma di domande e risposte le cose che ho già detto e che volentieri ribadisco. Domanda n. 1: Tu, Matteo Renzi, svolgi attività stile conferenze o partecipazione ad advisory board o attività culturali o incarichi di docente presso università fuori dall’Italia? Risposta: Sì. Svolgo attività previste dalla legge ricevendo un compenso sul quale pago le tasse in Italia. La mia dichiarazione dei redditi è pubblica. Tutto è perfettamente legale e legittimo. Domanda n. 2: Il tuo partito, PD prima e Italia Viva poi, ha ricevuto da governi stranieri – o agenzie collegate – finanziamenti per la propria attività politica?  Risposta: No. Il PD sotto la mia gestione e Italia Viva dalla sua nascita non hanno mai ricevuto denari da governi stranieri o strutture ad essi collegati. Mi auguro che possano dirlo tutti gli altri partiti, a cominciare da chi in passato ha stretto rapporti strategici con il Venezuela. Ma sicuramente Italia Viva e il PD sotto la mia gestione non hanno mai ricevuto denari da istituzioni straniere. Domanda n. 3: È giusto intrattenere rapporti con un Paese come l’Arabia Saudita? Risposta: Sì. Non solo è giusto, ma è anche necessario. L’Arabia Saudita è un baluardo contro l’estremismo islamico ed è uno dei principali alleati dell’Occidente da decenni. Anche in queste ore – segnate dalla dura polemica sulla vicenda Khashoggi – il Presidente Biden ha riaffermato la necessità di questa amicizia in una telefonata al Re Salman. Biden ha, tuttavia, ribadito la necessità di procedere con più determinazione sulla strada del rispetto dei diritti. Non dimentichiamo che, fino a cinque anni fa, in Arabia Saudita – per fare un esempio – le donne non potevano nemmeno guidare la macchina. Le esecuzioni capitali stanno scendendo da 184, nel 2019, a 27 nel 2020. Ma Biden ha chiesto giustamente di fare di più. Soprattutto sulla questione del rispetto dei giornalisti. Sulla quale rimando alla domanda numero 5. Domanda n. 4: Tu, Matteo Renzi, hai elogiato pubblicamente il Programma Vision 2030. Ti sei pentito di averlo fatto?  Risposta: No. Credo in questo programma. Vision2030 è la più grande possibilità per modernizzare l’Arabia Saudita attraverso una serie di iniziative nel mondo del turismo, dell’innovazione, delle infrastrutture, dell’intelligenza artificiale. Ed è una grandissima opportunità anche per le aziende di tutto il mondo che lavorano lì, tra cui moltissime italiane. Rispettare i diritti umani è una esigenza che va sostenuta in Arabia Saudita come in Cina, come in Russia, come in tutto il Medio Oriente, come in Turchia. Ma chi conosce il punto dal quale il regime saudita partiva sa benissimo che Vision 2030 è la più importante occasione per sviluppare innovazione e per allargare i diritti.  Domanda n. 5: Sulla vicenda Khashoggi, Biden ha scelto una linea molto più dura della linea scelta dall’amministrazione Trump. Perché tu, Matteo Renzi, non hai condannato la tragica scomparsa del giornalista saudita?  Risposta: Ho condannato già tre anni fa quel tragico evento e l’ho fatto anche nelle interviste sopra riportate, su tutti i giornali del mondo. Difendere i giornalisti in pericolo di vita è un dovere per tutti. Io l’ho fatto sempre, anche quando sono rimasto solo, come nel Consiglio Europeo del 2015, per i giornalisti turchi arrestati. Difendere la libertà dei giornalisti è un dovere, ovunque, dall’Arabia Saudita all’Iran, dalla Russia alla Turchia, dal Venezuela a Cuba, alla Cina. Mi dispiace disturbarvi anche di sabato pomeriggio, ma se c’è una cosa che mi caratterizza è che io non scappo mai davanti ai problemi. E sono abituato a metterci la faccia. Sono, del resto, felice perché in queste settimane, dopo la fine dell’esperienza del Governo Conte (l’ex premier, peraltro, ha ripreso a insegnare proprio a Firenze, auguri sinceri di buon lavoro), i Cinque Stelle, il PD e persino LEU sono dilaniati da polemiche interne. Litigano su tutto, a cominciare dai posti al governo. Sono davvero felice di essere uno dei rari motivi di unità: si ricompattano solo per sparare a zero su di me".