Salgono tutti sul carro, anche in tv parte la corsa a diventare "draghisti"

Arnaldo Magro

Se vi sentite diversi, nel senso che, se per voi Mario Draghi rappresentava fino a l'altro ieri solo un nome certamente già echeggiato, ma non avete stappato lo champagne al momento dell'incarico, o postato frecce tricolori sui social o affisso il poster grandezza naturale in camera, allora provate a farvi una idea di cosa parliamo attraverso i programmi. Prendete La7 ad esempio.

Il rischio che tra poco vi possa diventare antipatico è alto. Ma non per colpa sua, anzi. Sui media non vedrete altro se non Draghi per i prossimi giorni e mesi. Lui non parla proprio, conscio delle sue innate e comprovate capacità e soprattutto non indice conferenze stampa a reti unificate. Già solo per questo tratto di discontinuità con l’interregno Casalino sarebbe da premiare. Che sia autorevole, bravo e capace lo sanno pure i pinguini del Polo Sud. Il problema non è lui, al massimo sarà la soluzione, piuttosto la capacità di appiattirsi dei media.

  

 

 

Tutti pronti a saltare sul carro di Draghi anche se il carro non è manco partito. Va preso così, a scatola chiusa. Quali misure metterà in campo nessuno lo sa ancora, ma rimane un dettaglio per chi fa informazione. La capacità di rimodularsi di alcuni conduttori dicevamo, ma soprattutto conduttrici è da record. L’importante è ritrovarsi governisti. Come sempre e comunque. È tutto un insieme di applausi sperticanti, un elogio perenne. Dall'inizio fino ai titoli di coda. Un entusiasmo financo eccessivo. Sfrenato. Ossequiosi come neanche dinnanzi all'Angelus del Santo Padre. I veri «draghetti», gruppo di supporter neonato, sono quelli che vanno in onda in tivu. Gli stessi che fino a ieri battevano le mani al governo Conte ora alzano i calici a Mario Draghi. Per tutti quanti semplicemente «Il number One».

 

 

Eccolo «il governo dei migliori tanto invocato» dice la Merlino, quasi singhiozzante di emozione. Buca le immagini in diretta di Draghi e finge un pianto addolorato con kleenex incorporato. Anche Conte era convinto che i suoi ministri fossero i migliori del mondo, ma questa è un’altra storia, perché ci credeva solo lui. Con Draghi premier si trova pure spazio per una intervista con l’ex compagno di banco Giancarlo Magalli, che ricorda i tempi del liceo. Passava le versioni di greco agli altri. Ora il Paese ha la notizia che cercava. Saranno mesi importanti quelli futuri, con piani da riscrivere e settori importanti da far ripartire. Ci saranno parecchi miliardi da gestire soprattutto. Il curriculum di Draghi parla chiaro. Fallire non è contemplato. Farà benissimo. Non sarebbe arrivato lì se non fosse più che capace. Sarà dettato da questo dunque tutto questo tifo smisurato dei media, o forse semplicemente, perché peggio di come eravamo prima è pressoché impossibile fare.