retroscena

Nessuno scherza più, ne resterà uno solo. O Renzi fa saltare Conte o perde la faccia

Una complicata partita di scacchi, la definisce Francesco Giorgino, popolarissimo conduttore del Tg1. Siamo arrivati al punto – sulla crisi di governo – che Nicola Zingaretti chiede un’iniziativa al premier e Conte, anziché andare al Senato come annunciato, concede al massimo un post su Facebook. Sono le prodezze della nuova politica. È uno dei paradossi di una situazione in cui «può succedere di tutto», annota Antonio Tajani, mentre il focherello è alimentato da Matteo Salvini: «O governiamo noi o si va al voto». Picchia duro anche Giorgia Meloni: «Conte vada a casa». 

Insomma, dalle parti del centrodestra non si offriranno sponde al governo: «Se la spiccino da soli, se ne sono capaci», dice all’orecchio del cronista uno dei leader dell’opposizione. A Palazzo Chigi ovviamente non ci pensano per niente a traslocare ma cominciano comunque a prendere Matteo Renzi sul serio. Finora lo hanno sfidato sui sondaggi e adesso hanno scoperto che l’argomento più inconsistente è proprio quello del 3 per cento attribuito a Italia Viva. Se si è ribaltato il voto popolare dal Conte 1 al Conte 2 con la scusa della democrazia parlamentare, anche quel 3 per cento conta e non puoi lamentartene. Renzi appare determinato. Per gli osservatori il suo obiettivo è proprio la testa di Conte. Fatto fuori lui, promette di essere più docile. Non bisogna credere alle dichiarazioni pubbliche: «Non ci sono fatti personali». Si scannerebbero. Perché per l’ex premier questa è la partita della vita e non può permettersi di fallire. Il Pd: «Finiremo al voto». Renzi, macchè. Ognuno è sprezzante con l’altro.

  

 

Oggi la giornata trascorrerà in attesa di un consiglio dei ministri che si terrà solo se ci sarà la certezza che la Bellanova e la Bonetti – ministre di Italia Viva – non si alzeranno andandosene clamorosamente dimissionarie. Prima si tenterà di capire se Renzi accetterà le proposte di modifica al Recovery plan, se si accontenterà del ritiro dei propositi del premier sui servizi di sicurezza e fino a che punto si potrà cedere alle sue richieste di rimpasto. Una cosetta da niente, insomma. È uno di quei momenti in cui basta un nonnulla per far esplodere la casa, le micce sono disseminate ovunque, in tutti gli angoli. E la domanda che si pongono anche molti italiani è: che cosa succederà? Con la classica mela spaccata in due. Come si fa a provocare la crisi di governo con questa pandemia? E l’altra, contrapposta, come fa questo governo a salvarci dal Covid e dalle conseguenze sull’economia? Gli osservatori di scenari politici sono concordi: nessuna ipotesi è preclusa. Dal nulla di fatto fino alle elezioni politiche anticipate. Queste ultime erano escluse da tutti fino a un po’ di tempo fa e adesso sono rientrate nel novero delle possibilità. Se Renzi non molla e pretende che Conte salga al Quirinale per le dimissioni con la speranza (vana) di un reincarico, la crisi potrà essere risolta con un nuovo governo e un nuovo premier, ma con la stessa maggioranza. Il tema riguarderà chi dovrà cedere sul numero dei ministri. Quante e quali seggiole varrà il sacrificio del premier? Popcorn per assistere alla corrida tra Pd e Cinque stelle.

Poi c’è lo scenario con la sostituzione dei partner della coalizione, dando vita ad una diversa. Difficile anche qui immaginare ancora Conte alla guida della stanza dei bottoni. Altrimenti nuovo governo, ma istituzionale con elezioni a primavera o a fine legislatura. Dipende da chi è disposto a sostenere e per quanto tempo un esecutivo alternativo – anche tra le opposizioni - pur di liberarsi di un premier indigesto a tutti. Un’altra delle ipotesi in campo è quella della tregua armata nell’attuale maggioranza. Renzi finge di stare al gioco del Recovery modificato, incassa il successo sui servizi di sicurezza, può fingere di non volere poltrone – e questo è più difficile – ma punta ad arrivare vivo a luglio: quando scatterà il semestre bianco che precede l’elezione del nuovo presidente della Repubblica non si potranno più sciogliere le Camere e lui farà diventare matti i partner dell’alleanza. Senza lo spettro del voto anticipato, il leader di Italia Viva li prenderà tutti alla gola. Oppure un accordicchio per portare a casa un pareggio.

 


Ulteriore scenario: nasce un Conte ter con la stessa maggioranza e l’intesa per un accordo politico vero e proprio per competere assieme nella prossima campagna elettorale. È la strada privilegiata dal Pd. Ma assai complicata per Renzi, che ha tirato troppo la corda per accontentarsi di una magra figura. Rischia di sparire dalla circolazione. Perché dopo il casino combinato e aver illuso gli italiani sulla fine della stagione di Conte, lasciarlo al suo posto affosserebbe definitivamente Italia Viva. E Renzi non se lo può permettere. Si dovrà accontentare di fare la rivoluzione...

F. S.