il balletto del lockdown

Natale, indecente rimpallo sul lockdown. Un governo nemico dei lavoratori

Franco Bechis

Non ho idea se il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e i suoi ministri abbiano mai lavorato davvero nella loro vita. A seguire i loro balletti da giorni direi di no, e aggiungerei pure che non hanno mai visto qualcuno lavorare. Altrimenti non terrebbero un paese con il fiato sospeso e l'incertezza totale come stanno facendo. Non più di una settimana fa l'allegra combriccola che si balocca con dpcm e lockdown, con cashback e monopattini, con i gazebo a fiori e i banchi a rotelle, disse che per evitare troppi assembramenti familiari nelle case degli italiani, avrebbero lasciato aperti i ristoranti a pranzo il 25, il 26 dicembre e il primo di gennaio. Avendolo detto molti hanno pensato che essendo quella l'unica libertà concessa in questo paese, era furbo prenotare un tavolo subito perché con le regole del virus i posti si sarebbero esauriti in fretta. Buona notizia per i ristoratori, che almeno un cerotto sulle loro ferite avrebbero potuto mettere. Quella gente- a differenza di chi oggi si balocca, lavora. E siccome mancavano appena due settimane alle feste, hanno iniziato ad organizzarsi: “che daremo da mangiare in giorni così speciali ai nostri clienti?”. E hanno contattato i fornitori tradizionali per avere quantità abbondanti di cibi speciali, perché se non ci si muove in tempo c'è il rischio di non trovare quei cibi e nemmeno le quantità necessarie: non puoi farlo uno o due giorni prima, perché non trovi più nulla. Se c'è il pienone nei giorni di festa, forse è il caso di rafforzare in questo periodo il personale, fare qualche contrattino a termine, rivolgersi a qualche agenzia di somministrazione specializzata. E' il loro lavoro, e lo sanno. Poi a dieci giorni dalle feste il governo comincia a fare circolare l'idea che forse si chiude e loro non possono restare aperti. Che fare? Revocare gli ordini dai fornitori il più in fretta possibile per non pagare alte penali? Ma siamo sicuri che il governo chiuda? E se poi cambia idea e ci lascia aperti, che serviamo in tavola ai nostri clienti? E che facciamo di quei camerieri chiamati a servizio che in tempi così magri pur di avere qualche entrata erano felici di rinunciare al loro Natale?

E' il lavoro, è la vita. Credete che sia venuto in mente a qualcuno di quei signori che si baloccano a palazzo Chigi e dintorni? Macché. Dovevano prendere la decisione domenica, e hanno fatto filtrare che si sarebbe chiuso. Di più: che le foto delle vie domenicali dello shopping con gli assembramenti per strada li avevano indignati, e che quindi molto probabilmente anche negozi e grandi magazzini sarebbero chiusi nei week end prima di Natale.

  

Entro lunedì la decisione. Invece nulla: era più importante mettere in sicurezza le proprie poltrone e iniziare la verifica politica e Conte ha incontrato le delegazioni del M5s e del Pd per occuparsi degli affari loro. Si rimanda a martedì, ovviamente dopo il terzo incontro della verifica previsto in calendario: quello con Italia Viva. Matteo Renzi però fa lo scherzetto, e non si presenta rinviando a domani o dopo l'incontro.

Bene, Conte può finalmente dare qualche certezza ai lavoratori italiani. No, passa tutto martedì fra voci di un tipo e quelle opposte. Filtra l'indiscrezione di un Comitato tecnico scientifico per la linea durissima di un sostanziale lockdown generalizzato e perfino il naso ficcato dentro le case degli italiani a cui si chiede di non invitare a pranzo figli o genitori non stabilmente conviventi. Però arriva anche un'altra indiscrezione: tutti i membri di quel comitato che venivano da strutture ministeriali si sarebbero rifiutati di firmare quei pareri. Vero? Falso? Chi lo sa: i verbali stringatissimi di quelle riunioni vengono pubblicati a 45 giorni di distanza, quando la trasparenza non serve più a nulla.

Ieri sera per esempio è stato pubblicato il verbale del 31 ottobre scorso, da cui abbiamo appreso con gravissimi ritardo l'irritazione del Cts perché mai erano state seguite le indicazioni rigorose che avevano dato sulla scuola e sui trasporti pubblici. Ci era evidente dai dati, e lo dicemmo in tempo reale chiedendo a più riprese di chiudere il sistema scuola motore evidente dei contagi (come poi è stato fatto), ma ci zittivano dicendo che non era così e che per i tecnici non c'era alcun problema nella scuola. Era un falso, ma ne abbiamo avuto prova solo ieri sera.

Anche ieri però Conte e ministri che non conoscono il lavoro hanno continuato a baloccarsi con la vita dei lavoratori italiani e show delle indiscrezioni a parte non hanno preso alcuna decisione. Forse arriverà oggi, forse no. Ma a nove giorni dalle feste se con tanto ritardo decideranno di chiudere, certamente avranno mandato in fumo miliardi di euro danneggiando esercizi commerciali, fornitori e produttori della materia prima. Hanno già fatto un danno pazzesco di cui non si rendono nemmeno conto, ed è forse questa la cosa più grave che rende chiara l'irresponsabilità di chi governa. Questa gente non vive nella realtà, non sa manco cosa sia: che soluzioni vuoi che trovi?

Ieri ho avuto una lunga riunione di lavoro. Terminata, alle 15 ho cercato un tramezzino e ho varcato l'ingresso della Galleria Alberto Sordi. E' di fianco a Palazzo Chigi e ai piani superiori ci sono gli uffici dei ministeri senza portafoglio. E' nel cuore del governo, eppure nessuno di loro deve avere fatto due passi lì in questi mesi. C'erano due bar e un ristorante. E' restato un bar, il resto è chiuso. C'erano una quindicina di negozi. Ne sono restati meno di un terzo. Solo locali vuoti, serrande abbassate, luci spente. La Galleria anche se piccola è classificata come un centro commerciale. Sabato e domenica sono da tempo per questo motivo chiusi i cancelli, non si può nemmeno attraversare il porticato. Chi affittava i locali lì dentro ha chiuso e mandato via il personale, perché così non stavano in piedi. E' sotto i loro occhi, quelli di Conte e compagnia la conseguenza dei dpcm adottati baloccandosi. Ma non li hanno aperti, e nemmeno se ne sono accorti. E' tutto qui.