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Giuseppe Conte, il consiglio europeo è un bagno di sangue. Accordo lontano

Accordo ancora lontano al Consiglio Ue. Seconda giornata del vertice decisamente intensa, con le trattative per il Recovery fund che si sono infiammate viste le diverse vedute dei Paesi, in particolare di quelle frugali. Per provare a ridurre le distanze nel negoziato, si è partiti questa mattina con un Consiglio più ristretto, al quale hanno partecipato solo in sette: la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron, il premier italiano Giuseppe Conte, quello spagnolo Pedro Sanchez e il primo ministro olandese Mark Rutte, il presidente del Consiglio Ue Charles Michel e la presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen. La situazione, però, non ha visto alcuna accelerazione, finché Michel, con l’obiettivo di sbloccare le trattative una volta per tutte, ha messo sul tavolo una nuova proposta di compromesso, che prevede una riduzione di circa 50 miliardi delle sovvenzioni a fondo perduto, che scenderebbero da 500 a 450 miliardi, e un rafforzamento di 15 miliardi della Resilience Recovery Facility, ovvero dei prestiti, mentre l’ammontare totale del Recovery Fund resta a 750 miliardi. 

 

  

Il problema, però, riguarda sempre i Paesi frugali, i quali starebbero puntando i piedi sui sussidi. Secondo fonti diplomatiche, infatti, Svezia, Olanda, Austria e Danimarca hanno presentato una posizione in cui chiedono di non andare oltre i 150 miliardi di sussidi come dotazione massima. In riferimento a questo, il premier Conte ha parlato in un video sui social di «fase di stallo», con il negoziato che «si sta rivelando molto complicato, più complicato del previsto. Sono tante questioni su cui stiamo ancora discutendo che non riusciamo a sciogliere - ha aggiunto -. Stiamo cercando e dobbiamo trovare una sintesi perché è nell’interesse di tutti, ma certo anche mantenendo bene le coordinate più importanti, a partire dal fatto che gli strumenti devono essere proporzionati alla crisi ed effettivi, cioè efficaci. La nostra risposta deve essere pronta, collettiva, solida, robusta».

Cosa offre Conte? L’Italia, spiega, «ha deciso di affrontare, di sua iniziativa, un percorso di riforme che le consentano di correre, ma pretenderà una seria politica fiscale comune, in modo da affrontare - una volta per tutte - surplus commerciali e dumping fiscali, per competere ad armi pari». Propositi combattivi, certo, ma difficili da ottenere in una riunione concentrata quasi tutta sul Recovery Fund. 

Comunque, come già accaduto con Autostrade, le parole dure di Conte piacciono ai pentastellati. «Da tempo il M5S denuncia come gli squilibri causati da dumping fiscale e surplus commerciale non possano coesistere con la nostra idea di Europa», commenta il capo politico Vito Crimi. Dal Pd, il segretario Nicola Zingaretti invita tutto il Paese a «stringersi intorno a questo tentativo». 

 

 

Le opposizioni, fatta eccezione per Forza Italia, vanno all’attacco. Per il leghista Matteo Salvini, noi italiani «siamo gli unici, in Europa, che stanno aspettando questi 'mille mila miliardi' che tanto non arriveranno». Giorgia Meloni di FdI, invece, fa notare che al governo dei Paesi 'frugali' non ci siano i sovranisti, denunciando un dibattito sfalsato. Nel concreto, a Bruxelles, lo staff di Conte propone un testo preparato in cui si passa ad una più blanda maggioranza qualificata rispetto alla richiesta di unanimità (cara all’Olanda) per dare via libera all’erogazione di soldi. Se poi un Paese si mette ancora di traverso («eccezionalmente», sottolinea la bozza italiana) se ne riparlerà al Consiglio europeo successivo. Sembra, insomma, un meccanismo per arrivare ai soldi negoziando, evitando veti bloccanti. Oltre ai meccanismi di governance, però, Roma deve fare i conti con il fatto che i ’frugali' vogliono ridurre, e non di poco, la somma complessiva per i contributi a fondo perduto. La Finlandia ha chiesto di concederne al massimo 150 miliardi.