Un governo di unità nazionale per affrontare l’emergenza economica e portare il Paese al voto nel minor tempo possibile. A una condizione: che Giuseppe Conte si faccia da parte. Matteo Salvini rompe gli indugi e sposa la linea di Giancarlo Giorgetti, lanciando un sasso nello stagno per vedere fino a che punto i cerchi d’acqua riescano ad allargarsi. E ricevendo, al momento, una raffica di no. Alcuni scontati - quello del Pd, ad esempio - altri meno, e per questo più significativi. Come quello di Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia. Un rifiuto, quello della «rivale» sovranista, che numeri alla mano ridimensiona da principio l’ipotesi governissimo. Per approfondire leggi anche: Matteo Salvini da Mattarella In realtà l’appello di Salvini - replicato in un incontro con Sergio Mattarella al Quirinale dove si è parlato anche della necessità di interventi «choc» per rilanciare l’economia del Nord prostrata dall’emergenza Coronavirus - più che a un risultato immediato è sembrato puntare soprattutto a indebolire ulteriormente un presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che a causa della zoppicante gestione dell’epidemia vive già un momento di evidente difficoltà. Un obiettivo, quello di Salvini, complementare al progetto di Matteo Renzi di sostituire l’inquilino di Palazzo Chigi. Non a caso ieri è venuto fuori un messaggio di solidarietà inviato da Renzi al governatore lombardo Attilio Fontana dopo lo scontro di quest’ultimo col premier. Sms che lo stesso Fontana, in un fuorionda, ha motivato con l’odio dell’ex presidente del Consiglio per Conte. L’apertura di Salvini al «governo di unità nazionale», insomma, rientrerebbe in una sorta di «patto dei Mattei» che, tra le altre cose, servirebbe anche a... SE VUOI CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI
Patto tra Mattei per fare fuori Conte. Ma lui non molla
