Grasso boccia la valanga di emendamenti di Calderoli
Il presidente del Senato baipassa il problema dell'"inammissibilità": "Irricevibili a causa del numero abnorme". L'opposizione insorge: "il precedente creato è pericoloso"
Le scadenze sulle Riforme e l'incalzante tabella di marcia del Pd incombono sul presidente del Senato Pietro Grasso che guarda oltre la valanga di emendamenti sfornati dal Carroccio. Sì è così: i circa 75 milioni di emendamenti alle riforme presentati dalla Lega e arrivati in Aula al Senato sono una valanga "abnorme" e come tali dunque "irricevibili". Lo ha annunciato Grasso, in Aula. Il presidente del Senato è stato categorico: "Considero non inammissibili (l'inammissibilità è infatti riferita al merito) ma irricevibili gli stessi emendamenti, fermi restando invece quelli già ricevuti dalla presidenza della commissione Affari costituzionali e ripresentati in assemblea, al netto di quelli ritirati". Restano in piedi i 500mila depositati in commissione e ripresentati in aula. Grasso ha motivato la sua decisione alla luce del carattere «abnorme» del numero di emendamenti. Quando poi insorge l'opposizione Grasso si mette sulla difensiva: "Se non avessi avuto un limite avrei potuto fare diversamente, il mio problema è invece che mi avete dato un limite, il 13 ottobre per il voto finale, e in base a quel limite io ho preso una decisione. Questa è la mia valutazione che trova un fondamento nei poteri del presidente che deve portare a buon fine l'incarico avuto dall'Aula". Le opposizioni hanno sottolineato che «il precedente creato è pericoloso». Grasso aggiunge: «Dovrei smettere di fare il presidente e per 17 anni stare soltanto a leggere gli emendamenti per poi valutare. Io vorrei che qualcuno potesse collaborare... Il concetto che io ho espresso è la eccezionalità» della presentazione di proposte di modifica. Grasso in particolare ha replicato a Paolo Romani (Fi) che ha sottolineato che la decisione del presidente «rimarrà nella storia del Senato». La seconda carica dello Stato ha osservato: «Rimane nella storia anche la presentazione di 85 milioni di emendamenti, si parla di Guinness dei primati, quindi...» Alla vigilia delle prime votazioni in Senato, ieri, Matteo Renzi aveva chiarito senza giri di parole come la pensano il governo e il Pd sul "problema" Calderoli: la sua mossa ostruzionistica è fuori da ogni regola e dunque non le si può consentire di fermare la riforma. E intanto in casa Pd cresce l'agitazione della minoranza per quello che Pier Luigi Bersani definisce "il delirio trasformista" di Verdini. I motivi della bocciatura Le motivazioni della decisione «sono rinvenibili, non tanto nell'articolo 100, commi 3 e 4», spiega Grasso «quanto piuttosto negli articoli 8 e 97 del Regolamento, che attribuiscono al Presidente del Senato il giudizio di ricevibilità, proponibilità e ammissibilità degli emendamenti, giudizio che - come è ovvio - deve poter essere esercitato in tempi compatibili con il calendario dei lavori», sottolinea Grasso, «definito dalla Conferenza dei Capigruppo e confermato con diverse votazioni dell'Assemblea». Per rispettare i tempi stabiliti dal calendario dei lavori «la Presidenza è oggettivamente impossibilitata a vagliare nel merito l'abnorme numero di emendamenti se non al prezzo di creare un precedente che consenta di bloccare i lavori parlamentari per un tempo incalcolabile», avverte il Presidente del Senato. Di conseguenza, «in ragione di tale criterio sostanziale, desumibile dall'articolo 55 del Regolamento- conclude Grasso- considero irricevibili gli stessi emendamenti», quelli presentati in numero «abnorme» dal senatore della Lega Roberto Calderoli "Crea precedente pericoloso" "Lei crea un precedente pericolosissimo per la storia del Senato. Lei ha detto che 517 mila emendamenti sono ricevibili, mentre 85 milioni no: e se ne venivano presentanti 11 milioni e mezzo come ci saremmo comportati?». Lo dice in Aula il capogruppo Fi al Senato Paolo Romani dopo la decisione del presidente Pietro Grasso di dichiarare irricevibili i 75 milioni di emendamenti 'superstitì di Calderoli ammettettendone circa 500 mila che già erano passati per la commissione Affari costituzionali. «Siccome siamo in una situazione abnorme ed eccezionale non prevista dal regolamento- aggiunge Romani- l'unica soluzione è di chiedere in una capigruppo al proponente la possibilità di proseguire in un percorso di riforma esaminando gli emendamenti segnalati». Romani ricorda quindi che «l'ostruzionismo, in quanto istituto parlamentare, appartiene alla storia della Repubblica».
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