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In pensione prima. Ma con meno soldi

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Renzi conferma le ipotesi di uscite anticipate accettando penalizzazioni sull'assegno LEGGI ANCHE Quelli che «Giusto il bonus di Matteo», ma prima stavano con Monti

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Alla fine il governo ha chiarito la sua posizione sul tema pensioni. Chiuso il capitolo dei rimborsi dopo la sentenza della Consulta che sbloccava la rivalutazione delle rendite superiori a tre volte il minimo ora l'obiettivo è introdurre un po' di flessibilità nell'uscita dal lavoro accettando però una penalizzazione nell'assegno percepito. Un principio che è passato nel consiglio dei ministri di lunedì scorso e che ieri il premier in un passaggio a Porta a Porta ha meglio spiegato: «Nella legge di stabilità stiamo studiando un meccanismo non per cancellare la Fornero ma per dare della libertà in più se accetti di prendere un pò meno, quei 30 euro: liberiamo dalla Fornero quella parte di popolazione italiana che, accettando una piccola riduzione, può andare in pensione con un pochino in più di flessibilità». enzi ha poi fatto un esempio concreto: «Una signora 60enne e nonna deve avere la libertà di muoversi con meno vincoli, spiegando bene che se te ne vai in pensione due anni prima perdi qualcosa». Non è ancora chiaro quanto sarà il ticket da pagare per l'uscita anticipata Ma secondo alcune eleborazioni nel caso di abbandono a 62 anni rispetto ai canonici 66 potrebbe ridursi di circa il 20-30%. Infatti oltre alla riduzione consistente che è legata al sistema contributivo e ai coefficienti di trasformazione del montante contributivo ovvero i contributi versati (che moltiplicano le somme per 4,94% a 62 anni e per un ben superiore 5,62% a 66 anni, sulla base dei coefficienti vigenti fino a tutto il 2015) si starebbe mettendo a punto una nuova percentuale di sconto sulla parte del capitale accumulato con con il generoso sistema retributivo. La penalizzazione si otterrebbe dividendo il coefficiente dell'età di uscita reale per quello dell'età legale. Così nel caso dei 62 e 66 anni, il coefficiente 4,94 dovrebbe essere diviso per 5,62 con una perdita di un ulteriore 12% circa su un anticipo di quattro anni. Una ipotesi ancora più dura di quella avanzata dal presidente della Commissione lavoro della Camera, Cesare Damiano che aveva immaginato un taglio massimo del 2% l'anno con un limite dell'8%. Non è ancora chiaro, poi, se quanto il Governo sta mettendo a punto prevederà un minimo di anni di contributi per l'uscita. Mentre un'altra strada prevede anche che si offra l'opportunità di uscire prima ma calcolando tutto con il sistema contributivo come previsto dalla cosiddetta opzione donna in vigore fino a fine 2015 (57 anni di età e 35 di contributi) a quel punto senza ulteriori penalizzazioni.

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