Un gelido silenzio al posto delle poesie. Così il mite Sandro saluta l'amato Silvio
Fine della storia politica tra Bondi e Berlusconi, con il primo che se ne va da Forza Italia per entrare nel gruppo misto del Senato assieme alla sua compagna
Eutanasia di un amore, sbocciato con le poesie e tramontato tra le epistole. Non sarebbe dovuta finire così la storia (politica) tra Sandro Bondi e Silvio Berlusconi, con il primo che se ne va da Forza Italia per entrare nel gruppo misto del Senato assieme alla sua compagna, anche lei parlamentare forzista (sino ad ieri) Manuela Repetti. Non sarebbe dovuta andar così, perché misto è un aggettivo adatto ai fritti al ristorante e non ad una passione politica e di rivoluzione che ha segnato gli anni migliori di Forza Italia. Amori e duelli, vittorie e sconfitte. Sandro Bondi è stato il fotoromanzo di Silvio Berlusconi, non soltanto per quel book fotografico del 2001, (una storia italiana, su vita e prodigi del Cavaliere, libro ideato da Sandro e distribuito agli italiani, con un certo successo, di immaginario e di risultati elettorali) ma anche per la sua immagine curiale e timida. Galeotto, tra i due, fu un incontro ad Arcore, nel secolo scorso. Bondi, dal 1989 sindaco comunista di Fivizzano, in Toscana, nel 1992 viene detronizzato da un cambio di alleanze dei socialisti, che si schierano con la Dc. Sandro non la prende bene, è triste, ed allora lo scultore Pietro Cascella lo porta ad Arcore, dove aveva già ricevuto l'incarico di preparare il mausoleo di Berlusconi, secondo Bondi «una delle più grandi opere monumentali degli ultimi decenni, con il cerchio della vita e il bassorilievo con le offerte votive scolpito dalla moglie di Cascella, la signora Cordelia». Tra lui e Berlusconi è subito simpatia. Silvio gli regala una biografia di Hitler con la dedica «A Sandro Bondi, cultore dell'utopia, un libro sull'utopia perversa» e poi gli pone la domanda dalle cento pistole: «Lei che sembra perbene, come fa a essere comunista?». L'incantamento ha inizio e Sandro si ferma a lavorare ad Arcore con l'incarico di rispondere alle lettere di ammiratori e ammiratrici di Berlusconi. In fondo, le iniziali son le stesse: S.B. e non c'è menzogna nel siglarle così le repliche. Nel 2001 Bondi entra in Parlamento, l'anno dopo diviene il portavoce di Forza Italia e nel 2003 il coordinatore nazionale, carica che manterrà anche nel PdL per alcuni anni. I due, Sandro e Silvio, nella narrazione politica sono complementari: veloce, televisivo, in sintonia con la pancia degli italiani Berlusconi, poetico e curiale, Bondi. Il partito dell'amore insomma. Per Bondi il far politica di Berlusconi «è il recupero della lezione di tre donne, tre vittime del nazismo: Simone Weil, Edith Stein, Etty Hillesum. Come loro, il presidente Berlusconi mette al centro la dignità della persona umana. La conquista del potere non è che uno strumento per diffondere benessere e felicità. La logica maschile del potere viene sostituita dalla logica femminile dell'amore». In una sua poesia, intitolata «A Silvio», Bondi verseggia: «Vita assaporata / Vita preceduta / Vita inseguita. Vita amata. Vita vitale / Vita ritrovata / Vita splendente / Vita disvelata /Vita nova». Da troppo tempo però, la stagione delle poesie era scemata, sarà stata la crisi di Forza Italia, le divergenze, il tempo che tutto muta ma l'anno scorso, il 23 aprile 2014, in una lettera alla Stampa , Bondi manifestava il suo appoggio a Matteo Renzi per poi correggersi: «Sono molto dispiaciuto e amareggiato (..) La mia presenza in Forza Italia e la mia lealtà nei confronti del Presidente Berlusconi e il mio sostegno pieno e convinto anche in questa campagna elettorale non sono e non saranno mai messi in discussione». Qualcosa, molto, era cambiato. All'inizio di marzo di quest'anno poi, la compagna di Sandro Bondi, scrive una lettera al Corriere della Sera per annunciare il suo addio al partito, perché molto diverso da quello degli anni passati, dilaniato al proprio interno da una profonda frattura e con alcuni dei protagonisti della stagione dei governi Berlusconi già transitati altrove, per lo più nel Nuovo Centrodestra di Alfano, che governa con Renzi. In un ultimo sussulto di diplomazia degli affetti il Cavaliere in persona convoca Manuela e Bondi ad Arcore, per un pranzo di chiarimento. Le dimissioni sembrano rientrare. Poche settimane di quiete, e poi l'eutanasia di un amore si compie: Bondi e la Repetti passano al gruppo Misto. Dopo il tempo delle poesie e dell'epistole comincia la stagione del silenzio. Bondi, senatore dal 2008, ex deputato, ex Ministro, uno dei simboli di Forza Italia, l'uomo che ha difeso per anni il Cavaliere dai comunisti, dagli attacchi politici, dalle inchieste dei giudici, dagli alleati che lo mollavano, beh quest'uomo lascia Forza Italia e con lei Berlusconi. A suo modo, forse, gliel'aveva anticipato quando, a chi gli domandava se ci fosse un posto riservato per lui nel mausoleo di Arcore, spiegava di non avere nessuna intenzione di farsi seppellire lì, ma di andare dov'è la sua famiglia, «in un posto bellissimo, sulle Alpi Apuane».
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