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Sergio «impoverito» dall'uranio

Era ministro della Difesa quando negò l'uso di armi pericolose in Bosnia. Poi si corresse: «Solo ora ci hanno dato informazioni». La Nato lo smentì

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C'è un caso, vecchio di qualche anno, che mette in imbarazzo il prossimo probabile Capo dello Stato, Sergio Mattarella. È quello dell'uranio impoverito, una sostanza impiegata a scopi militari in bombe e missili anche in teatri di guerra dove sono stati impegnati migliaia di soldati italiani, centinaia dei quali morti dopo aver contratto varie forme di tumore. Il caso è riesploso ieri per via di un commento scritto da un giornalista del Resto del Carlino , Lorenzo Sani, e ospitato sul blog di Beppe Grillo. Il cronista, dopo aver premesso di aver lavorato «sulla vicenda dell'uranio impoverito e sull'impressionante numero di leucemie linfoblastiche acute e linfomi tra i nostri militari che erano o erano stati in missione nei Balcani, soprattutto in Bosnia», ha accusato Mattarella non solo di «aver negato a più riprese il possibile nesso tra l'insorgere delle patologie e il servizio» dei nostri militari nei conflitti bellici, ma anche «che la Nato avesse mai utilizzato proiettili all'uranio impoverito». Nel periodo in cui la paura del depleted uranium, sigla Du, e le morti sospette, deflagra in Italia, Mattarella è ministro della Difesa. Sani spiega che il candidato di Renzi al Quirinale «negò su tutta la linea», persino «ciò che era possibile reperire sugli stessi siti della Difesa americana». Poi racconta di quando, nel gennaio 2001, riuscì ad avvicinare l'allora ministro e a porgli un paio di domande, sentendosi rispondere «anche in quell'occasione» che non c'era nessun nesso fra l'uranio impoverito e le malattie dei nostri soldati. Fin qui la denuncia sul blog di Grillo. La premessa è che il legame certo, scientifico, fra l'utilizzo del Du e le neoplasie, non è mai stato accertato, ma due anni fa il sottosegretario alla Difesa, Filippo Milone, spiegò che il «nesso causale» fra i tumori contratti dai nostri militari e l'uranio impoverito «non si può né sostenere né negare», e poi aggiunse che «secondo l'osservatorio epidemiologico della Difesa, al 29 ottobre 2012 il numero totale (quindi riferito a più cause, ndr ) di neoplasie maligne occorse nel personale militare impiegato almeno una volta in Kosovo, risulta essere di 420 casi in totale, di cui 48 decessi». Per l'«Osservatorio militare» coordinato dall'ex delegato del Cocer dell'esercito, Domenico Leggiero, però, dagli anni novanta ad oggi, i soldati morti sono stati 310 e 3600 quelli malati di cancro. Ma quale fu l'atteggiamento del probabile futuro Capo dello Stato in relazione al drammatico caso? Il 26 gennaio del 2000 l'allora ministro della Difesa spiega di aver chiesto lumi alla Nato sull'impiego di munizioni provviste di Du e sottolinea che comunque il nostro contingente non correva rischi per via delle «misure di sicurezza significative» adottate. Poco dopo aggiunge che «in assenza di conclusioni univoche medico-scientifiche» occorrevano «ulteriori valutazioni e monitoraggi di lungo e medio periodo». Successivamente Mattarella, soffermandosi sulla morte, per leucemia fulminante, di un soldato italiano di ritorno dalla Bosnia, afferma sicuro che l'uranio impoverito non poteva esserne la causa, perché in Bosnia non erano state usate armi provviste di Du. Ma a replicargli è l'Anavafaf, Associazione dei familiari delle vittime delle forze armate: «Il ministro è male informato. In Bosnia furono usati proiettili all'uranio impoverito nella operazione Deliberate Force del 1995». Passano solo pochi giorni e Mattarella ammette: «Sono stati 10.800 i proiettili con uranio impoverito sparati dagli aerei americani in Bosnia tra il 1994 e il 1995. Devo manifestare rammarico per il fatto che organizzazioni internazionali interessate forniscano solo ora e per nostra richiesta un'informazione importante». Ma dopo poche ore, fonti Nato lo smentiscono spiegando che «l'utilizzo dei proiettili in quelle operazioni non è un segreto da anni». A schierarsi contro Mattarella è soprattutto la Lega Nord, che ne chiede le dimissioni, mentre Roberto Calderoli definisce il ministro «bella addormentata». E mentre Luigi Manconi, senatore dei Verdi, chiede una moratoria sul ricorso al Du, la linea di Mattarella non cambia: il nesso fra uranio impoverito e morti sospette non c'è. Il ministro, però, afferma che non intende sottovalutare nulla e istituisce una commissione scientifica, la quale da un lato conferma il mancato collegamento fra linfomi e uranio impoverito, sottolineando che il numero delle neoplasie maligne riscontrate sui militari italiani impegnati in Bosnia e in Kosovo è «significativamente inferiore a quello atteso»; dall'altro evidenzia «un eccesso», definito «statisticamente non significativo», di casi di linfoma di Hodgkin e leucemia linfatica acuta. Il nesso fra uranio impoverito e tumori viene negato anche dalla Commissione parlamentare d'inchiesta del Senato.

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