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Colla sul campanello Dispetti e ripicche

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Colla sul campanello, luce staccata, fino all'ultimo avvertimento del 3 gennaio scorso, quando Giovannina ha aperto il gas e incendiato una poltrona sul terrazzino di casa: la tragedia dell'altra...

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Colla sul campanello, luce staccata, fino all'ultimo avvertimento del 3 gennaio scorso, quando Giovannina ha aperto il gas e incendiato una poltrona sul terrazzino di casa: la tragedia dell'altra notte in via Galati è l'epilogo forse annunciato di una contesa che si trascina da anni tra dispetti e ripicche. «Lei e il proprietario di casa non erano in buoni rapporti - hanno raccontato alcuni condomini - nessuno dei due voleva cedere, la signora che non voleva lasciare l'appartamento ci ha raccontato che aveva trovato il citofono incastrato e il contatore della luce staccato, e anche lui non ne poteva più dopo quattro ingiunzioni di sfratto, voleva giustamente la casa che aveva acquistato». Irriconoscibile la palazzina al civico 42. «Le fiamme hanno sventrato i muri in cemento armato - si commuovono là davanti gli operai napoletani che hanno perso il collega, Pasquale Castaldo, rimasto imprigionato nel bagno - Noi ci siamo buttati giù dalla finestra, abbiamo provato a convincerlo che quella era l'unica via di fuga ma forse ha avuto paura, ha detto "provo ad uscire dall'altra parte" invece si è chiuso in bagno e non è più uscito». Lascia due figli, un ragazzo e una ragazza non ancora maggiorenni: «Hanno fatto l'autopsia, non abbiamo ancora potuto fissare la data del funerale». L'amministratore di condominio, sentito la notte dell'incendio dalle forze dell'ordine, ripercorre la cronologia degli eventi: «La signora non era in affitto nell'appartamento - spiega - ci viveva col marito, che quando è morto l'ha venduto ai figli, che volevano evitare di dividere l'eredità con lei, fatto questo al quale probabilmente Giovannina non si era mai rassegnata». Il marito, Enrico Scifoni morto da quattro anni, aveva quindi lasciato casa ai due figli avuti dal primo matrimonio, che a loro volta l'avevano venduta circa due anni fa al signor Romeo Barile, già proprietario di un appartamento al quarto piano della stessa palazzina. «Lei non se ne voleva andare per nessuna ragione - sono i vicini di casa ad aggiungere elementi - aveva tentato di acquistare casa dai figli, proponendo anche una delle sue proprietà al mare, ma alla fine non se ne è fatto nulla e da quel momento sono iniziati i problemi». Che tra i due inquilini del civico 24 non corresse buon sangue ormai lo sapevano tutti: «Si lamentavano a vicenda l'uno dell'altro, fino al gesto di inizio gennaio, quando lei ha incendiato la poltrona: dovevamo capire che qualcosa non andava, che andava fermata prima». Sullo sfondo, altre considerazioni sulla dinamica: «Non può avere fatto tutto da sola, le bombole erano almeno tre, solo per trasportarle al primo piano serve l'aiuto di qualcuno, e anche per accendere il fuoco e scappare via così velocemente».

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