A Roma 30 moschee censite. Ma tra garage e scantinati sono cento
Centinaia di moschee in tutta Italia: 820 secondo l'ultimo monitoraggio dell'antiterrorismo. Solo a Roma sono 30 quelle censite, almeno 100 quelle esistenti. Un mondo parallelo e controverso, che però ha una diffusione capillare su tutto il territorio nazionale. A parte la Grande Moschea di Roma, e poche altre, come quella di Segrate, Catania e Colle Val d'Elsa, che architettonicamente sono individuabili, il resto sono garage, scantinati e cantine che all'occorrenza raccolgono fedeli. Nessun segno esterno che identifica i luoghi di culto, dunque, ma sono realtà comunque «tollerate» perché esistono sotto la definizione di «associazione culturale». Oltre alle moschee riconosciute come «moderate», di cui fanno parte i musulmani devoti alla preghiera, al digiuno e all'elemosina, è da segnalare la presenza anche di quelle più inquietanti dei predicatori d'odio, dei reclutatori e delle «cellule in sonno», più volte oggetto di indagini dei servizi di intelligence e delle forze di polizia. Alcuni «predicatori d'odio» sono gli imam stessi che «gestiscono» la moschea. Altre volte arrivano da altri paesi in occasione del Ramadan. A Roma la maggiore presenza si registra in periferia, ma anche alcuni quartieri del Centro sono inflazionati dalla presenza dei luoghi di culto. È il caso dell'Esquilino, dove al momento ci sono almeno tre luoghi di culto, tra piazza Vittorio, via di San Vito e via Nino Bixio. Nelle periferie, però, non va meglio. Centocelle e Torpignatta sono le zone in cui, a causa anche della notevole presenza di immigrati, le mosche proliferano. Proprio a Torpignattara se ne contano oltre cinque, nel raggio di pochi chilometri. La maggior parte sono gestite da cittadini del Bangladesh, che rappresentano la comunità di immigrati tra le più numerose della Capitale. E proprio nei quartieri periferici, da quando si sono moltiplicate le atrocità del gruppo jihadista dell'Isis, compaiono scritte in arabo sui muri dei palazzi. Le ultime in ordine di tempo sono quelle rimosse ieri dalla sezione Pics della polizia locale di Roma Capitale, su via Prenestina, altezza largo Irpinia. L'intervento è stato svolto sulla base di una segnalazione giunta giovedì da un cittadino anonimo che riferiva della comparsa di scritte in lingua araba, a suo dire inneggianti al terrorismo islamico. Il giorno dopo i 100 metri quadri di scritte sono state rimosse e le foto inviate alla Questura per ulteriori accertamenti. I primi di settembre altre scritte in arabo sono state rinvenute in uno dei sottopassi di via Casilina. Anche in questo caso il timore che fossero frasi pro-Isis ha portato all'immediata cancellazione.
Dai blog
Lazio, solita beffa arbitrale
Mistero David Bowie. Enigma tra esoterismo e trasformazioni
Generazione AI: tra i giovani italiani ChatGPT sorpassa TikTok e Instagram