La ministra fra topless e topi. L'estate trash della Giannini
Per protestare contro la presenza di ratti ha chiamato direttamente il sindaco
C'è chi usa le trappole, chi il veleno, chi speciali esche e chi semplicemente si affida al gatto. I più esigenti chiamano ditte specializzate che garantiscono risultati immediati. Ma nessuno si sognerebbe mai di scomodare il sindaco. Nessun cittadino comune ma quando si è ministro forse ci si sente autorizzati a rivolgersi alle più alte gerarchie politiche anche per i più semplici fastidi quotidiani. È il caso del ministro dell'Istruzione Stefania Giannini. Balzata all'attenzione delle cronache estive, giorni fa, per aver sfoggiato, in spiaggia a Marina di Pietrasanta, un audace topless, è tornata protagonista di un fatto curioso che presto si è trasformato in un caso politico. Il sindaco di Pietrasanta (Lucca), Domenico Lombardi, riceve una telefonata. Dall'altra parte della cornetta c'è la voce concitata del ministro Giannini che segnala la presenza di topi. L'episodio riportato sul quotidiano Il Tirreno, è divenuto oggetto di un'interrogazione presentata dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale Andrea Cosci. Ecco quello che è accaduto: secondo l'interrogazione il ministro scoperto un topo nel giardino e per risolvere il problema, avrebbe sfruttato il suo ruolo bypassando le normali procedure per rivolgersi direttamente al primo cittadino. È come se ogni cittadino della Capitale, nel momento in cui si imbatte in un topo (incontro tutt'altro che raro) si precipitasse a chiamare il sindaco Marino. Lombardi conferma di aver ricevuto la telefonata, mirata però a segnalare «la presenza di una colonia di topi fra i bidoni di un locale» e non nel giardino di casa Giannini, come supposto nell'interrogazione. Poi parandosi dagli attacchi dell'interrogazione, il primo cittadino precisa che «non è stato eseguito nessun intervento da parte del Comune nel giardino dell'abitazione della ministra». E incalza: «non diciamo fesserie: conosco la legge e il buon senso». Ma l'opposizione di centrodestra non si lascia convincere dalle spiegazioni del sindaco ed è tornata alla carica. La domanda polemica è «se sia prassi chiamare un sindaco per segnalare la presenza di ratti in un quartiere o se, come fanno tutti i cittadini, ci si debba rivolgere agli sportelli demandati in municipio», minacciando, in assenza di ulteriori chiarimenti, di rivolgersi alla Procura. Polemiche anche dai residenti che si chiedono come mai il ministro non abbia seguito la prassi, cioè rivolgersi alle strutture ad hoc del municipio invece di tirare in ballo il primo cittadino.
Dai blog
Lazio, solita beffa arbitrale
Mistero David Bowie. Enigma tra esoterismo e trasformazioni
Generazione AI: tra i giovani italiani ChatGPT sorpassa TikTok e Instagram