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Troppi quesiti strampalati Così hanno svilito il referendum

REFERENDUM:APERTI SEGGI ELETTORALI,47,1 MLN ITALIANI AL VOTO

di Lanfranco PalazzoloPremiata ditta referendaria Bertinotti & Segni. La Lega Nord è un partito di opposizione che vuole cambiare le cose. E oggi prova a farlo con un programma referendario che...

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Premiata ditta referendaria Bertinotti & Segni. La Lega Nord è un partito di opposizione che vuole cambiare le cose. E oggi prova a farlo con un programma referendario che chiami al voto gli italiani su legge Fornero, immigrazione e sicurezza. Dopo il fallimento della raccolte firme dei radicali sulla giustizia e il successo dei referendum del 2011 su acqua pubblica e contro l'energia nucleare, una forza di opposizione torna a giocare questa carta politica. Gli italiani seguiranno la strada delle urne o le diserteranno come è accaduto alle elezioni politiche ed europee? Se si guarda con attenzione la recente storia referendaria italiana, il corpo elettorale è stato sottoposto spesso a sollecitazioni che avrebbero potuto essere risolte nelle aule parlamentari. Tuttavia, l'indecisione dei partiti politici e la fantasia delle opposizioni hanno fatto il resto. Molti hanno accusato i radicali di aver svilito lo strumento referendario con quesiti referendari assurdi. Ma la paternità di quello che è stato ingenerosamente definito come «svilimento referendario» spetta soprattutto ad altri. Ad esempio ai Verdi e agli ambientalisti che, nel 1990, hanno promosso - insieme ai radicali - tre referendum snobbati da oltre il 50% degli italiani: quello sulla disciplina della caccia; sull'accesso dei cacciatori ai fondi privati e quello sui fitofarmaci nell'agricoltura. Per la prima volta nella breve storia referendaria, i referendum risultano invalidi perché alle urne si reca meno del 50% degli aventi diritto. Ma questo fallimento non cambia la corsa referendaria. Al punto che le successive tornate referendarie del 1991, del 1993 e del 1995 vanno tutte a segno. Ma quando il 15 giugno 1997 i radicali ripresentano il quesito sull'accesso dei cacciatori ai fondi privati ritorna lo spettro del mancato raggiungimento del quorum. Insieme a questo referendum viene presentata la proposta di abrogazione dell'Ordine dei giornalisti e quello che si propone - per la seconda volta - di abolire il ministero dell'Agricoltura. Ma il vero Oscar del fallimento referendario se lo prendono, a pieno titolo, i Verdi, Rifondazione comunista e Mario Segni. Il 15 giugno 2003 i Verdi e Rifondazione presentano tre referendum: sull'abrogazione dell'obbligo per i proprietari terrieri di dar passaggio alle condutture elettriche sui loro terreni e quello sul reintegro dei lavoratori licenziati senza giusta causa nelle piccole imprese. Alle urne ci va una percentuale appena superiore al 25% degli elettori. Ma nonostante questi segnali il costituzionalista Giovanni Guzzetta e Mario Segni provano, inutilmente, a cambiare la legge elettorale con un referendum cervellotico che mira a dare il premio di maggioranza alla lista più votata alla Camera e al Senato invece che alla coalizione. La campagna referendaria su questi temi si svolge nell'indifferenza più assoluta. Al voto si presenta appena il 23% degli italiani. È il punto più basso della partecipazione referendaria in Italia. E la colpa di questo tonfo non spetta certo ai radicali. Accanto a questi referendum è necessario citare anche quelli eliminati dalla Corte Costituzionale. Tra il 1997 e il 2000. In questo lasso di tempo la Consulta opera un autentico massacro referendario che, nel 1997, porta alla non ammissibilità dei referendum radicali che si propongono di abrogare il pubblico registro automobilistico; quello che abroga l'obbligo dei tre maestri elementari e il quesito sull'abolizione della trattenuta fiscale sulla busta paga. Tre anni dopo il massacro si ripete. Nel cassonetto della Consulta finiscono i quesiti sulla smilitarizzazione della Guardia di Finanza; l'abrogazione dell'obbligo dell'assicurazione Inail contro gli infortuni sul lavoro e quello sull'abolizione delle pensioni di anzianità. In molti casi la Consulta è stata accusata di essere stata parziale nel valutare la non ammissibilità di questi quesiti. Tuttavia i giudici costituzionali non hanno fatto altro che attenersi alla lettera della Costituzione. E la strage operata tra il 1997 e il 2000 non ha fatto altro che evitare altri fallimenti referendari.

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