Vent'anni di insulti. La politica da buttare
Oggi c'è Grillo, in passato c'erano Prodi e Bossi. Il primo dette dell'«ubriaco» a Berlusconi
Che i livelli dello scontro politico si acuiscano in prossimità delle scadenze elettorali è cosa ormai nota. Tuttavia, in molti sono rimasti sorpresi di fronte ai termini utilizzati in questi giorni da alcuni leader di partito. Si è passati dall'«assassino» rivolto da Berlusconi a Grillo alla «vivisezione» per Dudù, dalla «lupara bianca» a «Hitler», passando per il «buffone» indirizzato dal premier Renzi al leader del Movimento 5 Stelle. Eppure la storia degli insulti in politica è vastitissima e negli ultimi venti anni ha conosciuto uno sviluppo inarrestabile. Sono lontani i tempi del politichese di Giulio Andreotti o delle «convergenze parallele» di Aldo Moro, con la fine della prima Repubblica è cambiato il linguaggio dei politici, il modo di comunicare è diventato più popolare e l'insulto più frequente. È Umberto Bossi a fare da apripista in questo settore coniando lo slogan «Roma ladrona, la Lega non perdona» e adottando un linguaggio non proprio oxfordiano, sintetizzato da un neologismo: il «celodurismo». Memorabili i suoi scontri dialettici con Berlusconi che fu definito, dopo che la Lega aveva provocato la caduta del governo, «il grande fascista», «il mafioso di Arcore», «un povero pirla» e «un ubriaco da bar». Parole forti a cui il Cavaliere, da par suo, aveva risposto etichettando il senatùr come «un uomo dalla mentalità dissociata» nonché un «cadavere politico» e un «pataccaro». È sempre il leader di Forza Italia ad attirare l'ira degli avversari, per D'Alema è un «portasfiga», per Diliberto, segretario del Partito Comunista Italiano, «è una vergogna averlo come uomo di Stato», mentre Prodi, durante un faccia a faccia elettorale per le elezioni del 2006, negli studi di Porta a Porta, cita Bernard Shaw: «Berlusconi si attacca alla cifre come gli ubriachi si attaccano ai lampioni». Frase che il Times inserì nella top ten europea degli insulti più pesanti tra due uomini politici. Offesa che va ad aggiungersi alle 500 collezionate nel libro «Berlusconi ti odio», pubblicato nel 2005 dalla Mondadori e scritto dal deputato del Pdl Luca d'Alessandro. Irripetibile il post su facebook, nel 2013, del senatore del Movimento 5 Stelle Vito Crimi, mentre la Giunta per le Elezioni stava decidendo sulla decadenza dal Parlamento del Cavaliere che, dal canto suo, spesso non è stato tenero con gli avversari sia in Italia sia in Europa. Rimasta famosa la frase del 2006 su una possibile vittoria di Prodi: «Non credo che in Italia ci siano così tanti coglioni». Nella top ten italiana delle offese non può certamente mancare il «maiale», rivolto ripetutamente da Francesco Storace a Gianfranco Fini, durante un comizio elettorale del 2011, ma un ampio spazio se lo è conquistato in questi ultimi anni il leader del Movimento 5 Stelle che ha ufficialmente sdoganato l'insulto politico. Lunghissimo l'elenco delle vittime di Grillo. Per lui Bersani è «un morto che parla», Berlusconi lo «psiconano», Brunetta «Brunettolo», Lupi «La figlia di Fantozzi», Monti «Un mendicante», Prodi «Alzheimer», Veltroni «Topo Gigio», mentre per il Presidente della Repubblica Napolitano si passa da «Morfeo» alla «salma». Nel mirino soprattutto Matteo Renzi, a cui il comico genovese ha rivolto numerosi «soprannomi» da «schiocchino» a «pupazzo», da «falso bambinone» a «bamboccio», ma il preferito rimane sempre «l'ebetino di Firenze», al quale è invece bastato un laconico «chi?» per far fuori il viceministro Stefano Fassina. Toni altissimi anche tra il Movimento 5 Stelle e il presidente della Camera Laura Boldrini, rea di aver utilizzato la ghigliottina durante il dibattito sul decreto Imu-Bankitalia, provocando le ire dei grillini. Un ironico post su facebook di Grillo con la domanda: «Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?» ha scatenato la bagarre: una pioggia di insulti, minacce, offese sessiste da parte degli utenti hanno indotto gli amministratori della pagina a rimuovere subito il post, ma la polemica era già divampata e anche la reazione (eccessiva) della Boldrini non si è fatta attendere: «Sono potenziali stupratori».
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