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Enrico Gasbarra: "Al servizio di Roma per avere soldi dall'Ue"

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«Ai delusi del centrodestra, ai moderati, agli arrabbiati chiedo di avere fiducia nel Pd e di scegliere il nostro campo: solo così possiamo, con Renzi, ricostruire il Paese». Enrico Gasbarra - cattolico, cinquantenne, deputato Pd, una vita dedicata a Roma di cui è stato presidente della Provincia - è candidato alle elezioni europee nella circoscrizione Italia Centrale. Una sfida che lancia dalla Capitale per legare la città e il Lazio a Bruxelles «per creare lavoro e sviluppo, andando col coltello tra i denti in Europa». Onorevole Gasbarra, cosa significano queste elezioni? «Le europee possono dare l'impulso decisivo al carro delle riforme messe in pista da Matteo Renzi che hanno come obiettivo quello di migliorare la vita dei cittadini. Per questo motivo ho deciso di scendere in campo e di mettermi in gioco quando la segreteria del Pd me lo ha chiesto». Lei è già parlamentare, perché ha accettato? «Oggi più che mai è un dovere, è il tempo di rischiare tutti, di scendere in campo per far ripartire le nostre comunità e cambiare il Paese. Credo che la strada aperta da Renzi sia ormai chiara a tutti: quando decise di rivoluzionare le liste buttate giù dal partito ho avuto 48 ore di tempo per accettare o meno la candidatura. Ho accettato perché credo veramente che siamo di fronte all'ultima occasione per l'Italia e anche per l'Europa. Bisogna uscire, come dice l'allenatore della Roma Garcia, dalla sindrome del cortile». Cioè? «Il cortile è guardare al proprio orticello e non gettare lo sguardo più in là, al destino comune, che ci chiede un impegno diverso che ci spinga a scelte capaci di migliorare la vita di tutti. L'Europa può farlo. La sfida del 25 maggio è fondamentale per le province del Centro che hanno un forte bisogno di investimenti per creare lavoro e infrastrutture. Oggi le uniche risorse possibili vengono dall'Europa. E la cosa tragica è che ci sono, ma non vengono utilizzate. Esistono 15 miliardi di fondi che giacciono inutilizzati e che rischiamo di perdere. Mi metto al servizio di Roma e del Lazio. Il patto che sottoscrivo con gli elettori è battermi per spendere finalmente questi fondi e per indirizzare lo stanziamento di quelli futuri, per migliorare la vita di tutti». Gli europarlamentari uscenti hanno fallito in questo? «Il tema dei fondi europei è fondamentale e allo stesso tempo complesso. Servono governo e politiche in grado di non dissipare un patrimonio fondamentale per l'economia, anche locale. In questo la Regione Lazio è capofila e ha fatto un buon lavoro per tenere fondi che altrimenti avremmo dovuto restituire. Ci sono poi i fondi diretti, quelli messi a bando. E lì conta anche molto il lavoro dell'europarlamentare di riferimento per aiutare il territorio, gli enti locali e le imprese a cogliere le opportunità dell'Europa. Occorre avere in Europa una delegazione che conosca i problemi delle comunità locali e che sappia battersi per esse. Per questo Renzi ha voluto aggiungere alla delegazione uscente molti amministratori come candidati. Il Pd si presenta con una squadra perfetta, esperienza e novità. Crediamo in questa necessità di utilizzare l'Europa per migliorare l'Italia e i suoi territori». In cosa ripone la sua fiducia? Per quale motivo un cittadino dovrebbe crederci? «La nostra fiducia per questo voto europeo dipende dalla qualità delle persone inserite in lista, nessuna delle quali costituisce una candidatura specchietto per le allodole o figure che guardano a Bruxelles per un dorato epilogo della propria carriera politica. Per questo ho deciso di istituire, se sarò eletto, uno sportello Europa in Umbria, Marche e in tutte le province del Lazio con un assistente parlamentare scelto d'intesa con sindaci, categorie produttive, volontariato, forze sociali e università, per creare un ponte forte, stabile tra il territorio e l'Europa». Il Pd può essere il partito di riferimento dei moderati delusi intenzionati a non andare a votare? «Assolutamente sì. Grillo incarna la protesta senza proposta, un movimento che non va oltre il populismo. Le destre hanno fallito mettendo i forti in posizione dominante a scapito dei più deboli e si sono disgregate. Chiediamo agli elettori di scegliere chi come il Pd propone di cambiare verso al Paese e all'Europa e non chi vuole distruggere tutto».

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