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La minoranza Pd contro la Serracchiani: «No ai doppi incarichi»

Il rallentamento del percorso dell'Italicum - subordinato ora alla riforma del Senato e del Titolo V - non accontenta la minoranza del Pd. La proposta di Matteo Renzi, premier e segretario, di...

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Il rallentamento del percorso dell'Italicum - subordinato ora alla riforma del Senato e del Titolo V - non accontenta la minoranza del Pd. La proposta di Matteo Renzi, premier e segretario, di nominare due vicensegretari - Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani - non va giù a Gianni Cuperlo e Stefano Fassina. A non convincere è soprattutto la Serracchiani, già governatrice del Friuli: i dubbi sulla possibilità di amministrare una Regione e occuparsi del Nazareno sono tanti. Oltretutto, lo Statuto del Pd esclude le ipotesi di doppio ruolo. Alla fine la direzione del Pd approva a larga maggioranza - 93 favorevoli, 8 astenuti e 12 contrari - la relazione del segretario, ma i malumori restano. La minoranza chiede a Renzi di rinunciare alla designazione di due vicesegretari e di nominare solo un coordinatore in vista dell'assemblea che si terrà dopo le europee. In direzione Stefano Fassina si spinge anche più avanti e boccia la designazione di Debora Serracchiani, in quanto già presidente di Regione, un ruolo che secondo Fassina mal si combina con quello tutto politico di vicesegretario. Ma prima ancora che si chiuda la direzione, la Serracchiani brucia tutti sul tempo e accetta entusiasta l'incarico: «Ringrazio Renzi per avermi affidato questa responsabilità assieme a Lorenzo Guerini: il partito ha bisogno di tutti e io ci sono - spiega - Il compito del nostro partito è guidare il Paese attraverso una crisi economica, sociale e ideale, e io sento che il dovere di rispondere a questo appello tocca ognuno di noi. La ricostruzione del Pd che abbiamo intrapreso è funzionale a questo obiettivo e dunque non può essere il lavoro di pochi, ma il risultato di uno sforzo corale e unitario». Con il voto della direzione potrebbe così non esserci bisogno dell'assemblea, anche se Renzi si rende comunque disponibile ad aspettare, precisando però che Guerini e Serracchiani «politicamennte già da adesso sono i principali collaboratori a cui chiedo di accompagnare il percorso che stiamo già facendo». Renzi deve poi nominare i quattro membri di segreteria che andranno a sostituire i ministri. Una scelta sulla quale il premier coinvolge la minoranza: «Se tutte le componenti hanno voglia di confrontarsi per una gestione più ampia possibile del partito noi siamo pronti. Per questo non presento un'ipotesi di segreteria». Ma su un punto Renzi non transige: l'esito delle primarie non può essere stravolto. «L'altro tema al quale sono stato richiamato è quello di fare una riflessione sul sistema partito. Lo considero un fatto positivo, a condizione che questo si faccia con uno spirito molto franco e subito dopo le elezioni, senza che questo costituisca né una rivincita né il tentativo di rigiocare una partita già giocata». Infine il Jobs Act. Renzi rilancia in direzione la bontà delle riforme sul lavoro e trova la dura critica sempre di Cuperlo (che chiede anche di rivedere la legge elettorale «evitando però che ci sia una frattura») e Fassina. «È una proposta della di Ncd e FI, non mi faccio umiliare».

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