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Tabaccai e ricevitorie «Non pagano le tasse»

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L'allarme della Corte dei conti del Lazio: incassano soldi ma non versano all'erario

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I cittadini pagano le tasse, i tabaccai incassano i soldi e allo Stato non arriva il dovuto. Nella catena della riscossione dei tributi c'è un anello debole, che spesso fa la «cresta» su quel fiume di denaro che dovrebbe arrivare intonso nelle casse pubbliche. Lo stesso anello che viene meno quando si parla dei proventi del gioco. A lanciare l'allarme sono i giudici contabili del Lazio. Si stanno moltiplicando i contenziosi davanti alla Corte dei conti per omessi versamenti all'erario. Per agevolare il pagamento delle imposte, come la tassa sui rifiuti, il bollo dell'auto, le infrazioni stradali, sempre più spesso vengono incaricati alla riscossione soggetti intermedi. Tabaccai, delegazioni Aci e ricevitorie del Lotto sono obbligati a restituire ciò che incassano per conto dello Stato, della Regione o del Comune, sottoforma di tasse, multe o scommesse, trattenendo per sé solo la commissione prevista per legge. Anche se privati, in quanto esattori, sono a tutti gli effetti degli agenti contabili. E come tali hanno l'obbligo di rendere conto della propria gestione al giudice contabile. Molti nemmeno lo sanno e quelli che lo sanno sperano di farla franca, tanto la multa per la mancata presentazione è ferma a un regio decreto del 1934: tradotta in valuta corrente sono appena 5 mila euro.   Concessionarie del gioco Un discorso simile vale per le 10 società concessionarie del gioco lecito. Qui le cifre in ballo lievitano in misura esponenziale. «L'incertezza del dato contabile e il notevole grado di approssimazione rinvenuto sulla rendicontazione degli esercizi dal 2004 al 2009», hanno portato la sezione di controllo della Corte dei conti a dichiarare «l'improcedibilità del giudizio di conto» e a trasmettere gli atti alla Procura regionale per individuare eventuali responsabilità amministrative. La concessionaria, infatti, è tenuta a dare conto del dato delle somme giocate, di quelle incassate e di quelle versate all'erario. «Il dato allarmante - spiega il procuratore regionale Angelo Raffaele De Dominicis - è che ancora oggi il collegamento telematico tra i bar che hanno le videolottery e i Monopoli di Stato non è perfezionato. Ci dobbiamo fidare di quello che dicono loro». Solo Lottomatica è stata costretta a restituire all'erario 365.240.103 euro. Per avere un metro di paragone, basti pensare che in tutto il 2013 sono stati recuperati, a seguito di tutte le sentenze di condanna della Corte dei conti del Lazio, circa 30 milioni.   Alitalia, Ama e Atac Dopo una lunga istruttoria, la Procura regionale ha citato in giudizio il Cda Alitalia di epoca pre-Cai per un danno erariale di 2 miliardi 323 milioni di euro. «Emergono scelte gestionali scellerate, irrazionali e foriere di danni per l'azienda e il socio pubblico - si legge nella relazione - nonostante i finanziamenti elargiti a partire dal 1996». Per quanto riguarda invece le società ex municipalizzate di Roma, c'è più di un'inchiesta in corso sul fronte rifiuti e sul sistema di bigliettazione dell'Atac, oltre alle 3 inchieste sulla Metro C. Indagini che rischiano di fare un buco nell'acqua se l'orientamento della Cassazione continuerà ad attribuire la giurisdizione in tema di società controllate al giudice ordinario, anziché a quello contabile. «Poste, Ama e Ferrovie già hanno beneficiato di questa impostazione - spiega il presidente della sezione del Lazio, Ivan De Musso - È un problema vitale per la tutela del denaro pubblico».

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