Loro coatti, noi una elite
di Paolo Signorelli, tifoso curva Nord Lazio
Ci siamo. Il derby è arrivato, quella partita che ogni tifoso laziale vorrebbe giocare sin da bambino. Una partita che ti leva il fiato dal primo al novantesimo minuto. Per chi ha scelto di tifare la squadra dell'aquila, una classe elitaria, silenziosa, ma assolutamente nobile questa è l'occasione più importante della stagione. Chi ha scelto di soffrire, chi sa di essere in minoranza, chi ha percorso la strada più difficile, ma più vincente, ha scelto di tifare la Lazio. Nessuna fusione, nessun ostentamento coatto dei propri colori, «Semplicemente» laziali. Ogni qualvolta che arriva il derby, il tifoso laziale pensa ad imporre, se ancora ce ne fosse bisogno, la propria supremazia sulla Roma. Perche è così che deve essere. Ed è così che sarà. Il 26 maggio ha sancito un qualcosa di importante e di storico. La cosiddetta «coppa alzata in faccia» ai cugini ha segnato un evento catastrofico in casa giallorossa, incancellabile. Inutile l'atteggiamento, dalle parti di Trigoria, di cercare di far finta di nulla. Di punto in bianco. È la storia che ha decretato il vincitore. Ma nonostante questo, inutile girarci attorno: il derby è sempre il derby. Quando poi arrivi lì, in quello stadio, quando sali quella gradinata della curva che hai percorso mille volte, e vedi i nemici di sempre lì, dinnanzi a te, la voglia di vincere è troppo grande. E ti assale. Sarà così anche oggi. Sarà così per sempre, anche dopo il 26 maggio. Poi basterà guardare la curva Nord, con la consueta coreografia maestosa che da anni impartisce lezioni alla Sud, per trovare la forza di cantare, di tirare fuori la voce, una voce che, come in ogni derby, farà fatica ad uscire per la troppa adrenalina. Vincere, a tutti i costi, c'è la volontà del tifoso laziale di evitare di vedere, il giorno dopo, Roma invasa da tute giallorosse antiestetiche, sciarpe legate in vita e bruchi ovunque. Perché il romanista è anche questo. Ed è soprattutto ciò che distingue noi laziali da loro. Lo stile. Noi biancocelesti ci distinguiamo, mantenendo intatto il nostro senso di appartenenza, non scadendo mai nella coattagine e nella scurrilità. Mai. Ed è quello che tramandiamo e tramanderemo ai nostri figli. «Vincemmo scegliendo di non essere come voi». Mai striscione fu più azzeccato nella storia della Curva Nord. Uno striscione che racchiude, in poche parole l'essenza di tifare la società sportiva millenovecento. E se poi dovesse andare male, che si torni a casa senza voce. Ed i giocatori con la maglia sudata, consapevoli di aver dato tutto. Per una volta non ci sarà Lotito che tenga. La contestazione può e deve aspettare. La Lazio ha bisogno di noi. Non tradiamola.
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