Busi: basta con l'omofobia Aggiorniamo il Paese
Antonio [email protected] «Basta con quest'Italia putridamente vecchia, basta con l'omofobia: dobbiamo aggiornare il nostro Paese con una legge che hanno ormai tutte le altre nazioni!»:...
«Basta con quest'Italia putridamente vecchia, basta con l'omofobia: dobbiamo aggiornare il nostro Paese con una legge che hanno ormai tutte le altre nazioni!»: Aldo Busi, scrittore e intellettuale, autore di libri di successo, non ama le parole «matrimonio» e «gay» che non definiscono il problema. «Le unioni civili - spiega - sono un qualcosa che va oltre la sessualità». Sono la semplice definizione del livello di civiltà di un paese moderno che oggi non può più farne a meno. E, per carità, afferma l'autore di «El especialista de Barcelona», teniamo lontani gli «accadimenti di mutande dalle vidimazioni istituzionali». Perché in realtà l'omosessualità non esiste. Aldo Busi, il governo è scosso dalla polemica sulle unioni civili, qual è il suo parere? «È giusto che il governo cada, è giusto perché negare questa legge è una rapina gravissima. La politica vuole arrivare all'amministrazione del desiderio attraverso la repressione e se i desideri sono repressi la società è malata. Un governo che non è in grado di capire questo problema è giusto che cada». I matrimoni gay... «Odio la parola matrimonio, l'unione è qualcosa a prescindere dal matrimonio, perché la vita da soli è dura e forse è anche più dura in due... ma il desiderio passa, cambia, si evolve, si spegne e alla fine c'è la condivisione della noia, senza distinzioni di sesso. Io, quando sono stato sessuale, sono stato omosessuale e alla fine tutti vogliamo la mediocre felicità altrui. Le persone che si amano, amano la noia della vita, che è il vero mastice, amano la frustrazione. Il compagno è il depositario della tua noia: nessuno vuole il principe azzurro o la principessa rosa, non è possibile ripartire da zero...». L'omofobia è una minaccia reale? «Sì, e per questo da tempo sto chiedendo un boicottaggio del turismo in Russia, contro le leggi omofobe di Putin. Non si deve andare a Mosca o a San Pietroburgo per non essere complici di un olocausto in potenza. Questo è razzismo, come è razzismo quello del governo che, in Italia, dice no ai diritti di otto milioni di persone». C'è chi sostiene che regolarizzare le unioni gay penalizzi la famiglia. «Ma questo è veramente un rigurgito di ipocrisia! La famiglia tradizionale si è tagliata le gambe da sola, da tempo. Ho una grande stima per tutti i genitori, per quelle persone che mettono su famiglia e fanno figli, ma sono ormai poche... insomma le unioni gay non penalizzano proprio un bel niente. E, a proposito, odio la parola gay. Almeno in questi casi, quando si parla di politica. Per carità non pretendiamo che gli accadimenti di mutande abbiano una vidimazione istituzionale, perché l'omosessualità, in realtà, non esiste. Fa parte dei tanti rapporti, rivoluzionati da Internet. Rapporti che sulla rete possono anche restare virtuali. Intanto, a causa della rete, stanno morendo tutti i locali gay. Ormai, per la crisi, i ragazzi e le ragazze non hanno più nemmeno i soldi per andare a bere una birra o un gin fizz... si contattano via Internet e poi si incontrano, a rischio di pericoli terribili e anche in questo caso lo Stato è latitante, perché bisognerebbe tutelare almeno l'infanzia. Invece i giovanissimi sono spesso banditi, conducono delle vite parallele che i genitori ignorano... Io molti ne ho messi in guardia, che mi hanno anche ringraziato, come se avessi scoperto l'acqua calda». Quella delle unioni civili è perciò una battaglia per il progresso? «E contro l'ipocrisia, la famiglia tradizionale si è già minata da se. E il resto è tutta fuffa che viene a galla. Non vedo perché il riconoscere il diritto di una persona voglia dire negare quelli di un'altra. Si tratta di binari di un unico impeto di civiltà. La legislazione del nostro Paese va aggiornata, ormai le unioni civili sono previste anche nei paesi del Sudamerica, qui invece c'è un'omofobia pazzesca, che è l'espressione di uomini e donne di potere marci. Questa nostra Italia è putridamente vecchia. E poi le persone dello stesso genere si sposano a prescindere dalla sessualità... tutto può essere, fatta sempre salva l'intangibilità dell'infanzia. Ma anche su questo bisognerebbe superare altre ipocrisie, perché una bambina di sette anni non è come una ragazza di 17. È vero che i bambini sono minori, ma non tutti i minori sono bambini. Credo che i 14 anni sarebbero l'età giusta per il riconoscimento di una responsabilità sessuale. Se certe cose non le hanno capite a quell'età, non le capiranno mai più».
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