Legalità e scienza la sfida di Tiberti
Dalle battaglie per «purificare» l'Università agli studi sul settore dell'igiene ambientale
«Vincere» è il suo motto, ma dell'ideologia fascista (che non porta molta fortuna a chi lo pronuncia), non ha nulla a che fare. Piuttosto, il professor Sergio Tiberti ha sempre mirato a raggiungere i suoi obiettivi, volendo arrivare alla vetta e non portandosi vicino a essa. Tanto per dirla alla Marco Aurelio, fedele all'applicarsi con cura in ogni momento a sbrigare le faccende che ha avuto per le mani, ha profuso le sue energie compiendo l'azione come fosse l'ultima. Senza remore. Senza mezze misure. Come la battaglia nei confronti del Magnifico rettore Fernando Di Iorio, fan di Di Pietro. Rinviato a giudizio per concussione a Roma e a L'Aquila per una brutta storia di affitti strapagati dopo il terremoto. E Tiberti? A L'Aquila ha fatto tremare alcune poltrone più di quanto abbia fatto il terremoto.«Ho lottato, investendo tempo per portare la legalità in ambito universitario», racconta, sottolineando anche che «qualche successo c'è stato. Uno per tutti, la vittoria dell'attuale rettrice: persona perbene, che ha posto la parola fine alla gestione estremamente criticabile dell'ateneo». La storia su cui ha indagato la procura risale al 13 settembre 2009, quando Tiberti era titolare della cattedra di Igiene e Medicina Preventiva nonché direttore del centro di Epidemiologia. Responsabile scientifico che rispondeva dello studio successivamente inviato all'Istituto Superiore di Sanità, a suo dire, il Rettore per oltre dieci anni aveva approfittato della sua posizione per «estorcergli» denaro. Ormai la vicenda sta arrivando al capolinea. E il professore, cattedratico di Igiene e Medicina Preventiva dell'Università dell'Aquila, ricopre anche il ruolo di consulente del Consiglio Superiore di Sanità, nonché membro del comitato di valutazione dell'Università di Catania. Ma la partita è ancora in corso. Eppure non è per questo che il mondo ce lo reclama. Tanto che piovono da ogni parte della Terra, richieste di consulenza per la sua grande preparazione nel settore dell'igiene ambientale. E lui? «Sulle "alte frequenze", quelle dei cellulari e delle telecomunicazioni in genere, si cercano relazioni causa-effetto fra i campi elettromagnetici, prodotti da telefonini, linee elettriche, ma anche dai più comuni elettrodomestici, e i danni sulla salute umana. Ma al di là degli studi e dei diversi criteri di valutazione per dimostrare un nesso causale definito, c'è da dire che la scienza ha bisogno di lanciare allarmi. In questo modo si hanno fondi per fare ricerca. A volte gli allarmi sono giustificati e vanno compresi; a volte invece non hanno riscontro effettivo nelle ricerche scientifiche, ma gli studi "sul campo" sono frutto di enormi conoscenze che ho intenzione di approfondire e ampliare ancora. I professori universitari vanno in pensione a 70 anni, e io ho ancora voglia di fare molto: sia in ambito dell'insegnamento, sia nell'ambito della ricerca, così come nell'ambito della mia attività professionale», sottolinea l'esperto che ha sempre avuto idee chiare nella mente. Madre austriaca e padre abruzzese, Sergio Tiberti è un uomo nato a Roma lo scorso secolo. Nel sangue gli corre entusiasmo da vendere. Curioso e solare, è contagioso al punto che è normale dargli del tu alla fine dei convenevoli di presentazione. Chi lo conosce, sa che nel tempo libero lavora. Per anni non ha mai profittato del fine settimana per fare una gita fuoriporta: «Forse dovevo dedicare un po' più di tempo a me stesso, nel tempo libero. Ma da giovane preferivo andare a seguire le conferenze all'Istituto Studi Legislativi piuttosto che ritrovarmi a ballare al Piper», racconta. Comunque c'è da dire che il calvinismo lavorativo gli è venuto dall'esempio della sua famiglia: «La mamma e il papà gestivano alcuni ristoranti e, per anni, anche le mense e i bar dei telefoni di Stato». In un'epoca in cui non esisteva ancora il giorno di riposo settimanale. Ma non gli è pesato. Piuttosto, gli pesa più oggi, che viene facile immaginarlo seduto in poltrona mentre ascolta, da melomane la musica classica: «Mi piace il Nabucco di Giuseppe Verdi e la Boheme o la Turandot di Puccini», dice, svelando anche che della musica leggera ama il repertorio di Bobby Solo. Il suo colore preferito? «Il blu». Nonostante da bambino desiderasse fare il pompiere e poi il macchinista del treno, ma dopo un viaggio con il padrino ai Castelli Romani seduto in cabina di guida, la sua scelta era chiara: «Volevo fare il medico: per motivi sociali, per salvare persone, per curarle, per fare beneficienza nel senso che sognavo di visitare gratuitamente i poveri ed ero animato da una sana voglia di donare il mio sapere al servizio di chi soffriva. Ma poi non ho mai fatto il cosiddetto medico della mutua, pur cercando di fare del bene in ogni occasione possibile. Anche finanziando opere di bene ma senza figurare. La vincita di un concorso mi aprì le porte dell'università, dove entrai come assistente». Oggi? Si schiera a favore della trasparenza. In prima linea nel rispetto dei soldi dello Stato, segue molte ricerche: l'ultima? Sullo stato di salute e condizioni psicologiche degli aquilani. Però non distoglie lo sguardo sull'onestà: è il suo sogno. Il suo mito? «Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Robert Schuman: i tre padri fondatori dell'Europa. Statisti grandiosi, che hanno ricostruito delle nazioni distrutte dalla guerra. Paesi dove la nascita del ceto medio ha portato il benessere, mettendo in moto un meccanismo di spesa, di fabbriche di auto e di elettrodomestici che ha fatto risorgere dalla ceneri le culture di questi uomini. Ricordo - spiega il professore - che nel 1960 l'Italia vinse l'oscar della lira perché eravamo uno dei Paesi con la moneta più forte. Oggi il ceto medio è scoppiato. Ho sentito quanto detto dal presidente di Confindustria e mi spaventa: nel 2024 torneremo ai livelli del 1987, perché l'economia ha perso il 30% del valore economico del paese e il ceto medio sta soffrendo; siamo ai nuovi livelli di povertà. Che futuro avrà questa gente? Sono molto preoccupato», conclude il professore. Tiberti che, nel corso del suo lungo percorso universitario, ha ricoperto tutte le più prestigiose cariche accademiche, svolgendo nell'ambito del proprio settore disciplinare e nell'area più ampia della medicina ambientale e del lavoro le funzioni di Direttore di Scuola di Specializzazione Clinica, Presidente di Corsi di Laurea e Corsi Magistrali, Direttore di Centri di Ricerca di profilo internazionale, coordinatore di attività di Dottorato di ricerca. A livello istituzionale nazionale, è stato componente della Commissione della Farmacopea del Ministero della Salute del consiglio Scientifico dell'Istituto Superiore di Sanità, e del consiglio Superiore di Sanità, dove si è in particolare occupato dei rischi per la salute e delle strategie preventive a favore di popolazioni interessate da esposizioni di tipo ambientale. Per la sua riconosciuta qualificazione, svolge incarichi internazionali di consulenza per le attività di organizzazione sanitaria in paesi esteri, tra cui il Libano, ottenendo prestigiosi riconoscimenti e premi. Ha svolto anche funzioni di referente per le esigenze delle politiche sanitarie presso la Santa Sede, come componente di comitati scientifici su specifiche tematiche di interesse sanitario pubblico. Il suo merito? Sicuramente ne ha più di uno. E tra questi c'è l'aver realizzato nel 1998, nel nostro Paese, il primo e più significativo convegno internazionale sugli effetti per la salute da campi elettromagnetici, che ha visto a Roma la partecipazione di un panel scientifico con i più qualificati esperti del mondo. Uomo curioso del mondo, è sempre stato un grandissimo lettore. Anzi, divoratore di libri: «Il mio libro del cuore è "Umanesimo integrale" di Jacques Maritan, che pubblicò il testo di sei lezioni tenute nel 1934 presso l'Università di Santader, in cui delineava l'ideale storico di una nuova Cristianità e di un nuovo umanesimo, alternativo da una parte al marxismo, al liberalismo e al fascismo, ma dall'altra anche alla vecchia cristianità medioevale. Di lui mi piace molto la scrittura ma anche la capacità di cambiare idea». Perché il cattedratico sa bene quanto è importante mettersi in gioco, studiare, condividere e confrontarsi con il mondo. Lo fa da una vita. E il pensiero lo traduce in «opera»: sue le prestigiose monografie sugli effetti per la salute delle popolazioni esposte a inquinamento industriale, applicando le metodiche statistiche più avanzate per la modellistica dei dati di mortalità e di incidenza in aree geografiche. Così come sono suoi i protocolli scientifici nell'ambito di sperimentazioni cliniche su nuovi farmaci, studi epidemiologici di disegno osservazionale, sia retrospettivo che longitudinale prospettico, su fattori di rischio per la salute, con particolare riferimento alla salute mentale, all'oncologia e alle patologie cardiovascolari. Lavori distillati in oltre cento lavori scientifici, di cui alcune decine con alto fattore di impatto e indice citazionale, la misura bibliometrica attuale di riferimento per la certificazione di qualità scientifica e di oltre 19 testi e monografie.
Dai blog
Lazio, solita beffa arbitrale
Mistero David Bowie. Enigma tra esoterismo e trasformazioni
Generazione AI: tra i giovani italiani ChatGPT sorpassa TikTok e Instagram