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Cosentino eletto segretario mette Marino nel mirino

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Vincenzo Bisbiglia «Il Pd deve tornare in campo nel governo di Roma Capitale. Che non può essere fatto di tecnocrati. Marino? Domani (oggi, ndr) gli farò una telefonata molto affettuosa». Le prime...

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«Il Pd deve tornare in campo nel governo di Roma Capitale. Che non può essere fatto di tecnocrati. Marino? Domani (oggi, ndr) gli farò una telefonata molto affettuosa». Le prime parole di Lionello Cosentino da segretario romano del Partito Democratico romano sono dirette al sindaco Ignazio Marino. C'era da aspettarselo, visto che fin dall'inizio la candidatura dell'ex senatore sostenuto da bettiniani, zingarettiani, popolari e franceschiniani era stata vista come quella più critica rispetto a questi primi mesi di gestione del Campidoglio da parte della nuova Giunta, ma anche rispetto a come il partito (non) ha gestito le tensioni con la maggioranza e la volontà del primo cittadino di nominare 6 assessori tecnici sui 12 totali. «C'è la questione di Atac – conferma – Ma anche quella di tutte le altre municipalizzate. Le partite sono tante. Deve esserci un filo diretto tra un sindaco, che è un politico, e il partito più grande della maggioranza, che è anche il suo partito e deve in qualche modo indicare una strada, una linea». Parole nette, quelle del neosegretario, dettate dall'unitarietà con cui ieri l'Assemblea congressuale del Pd lo ha eletto per alzata di mano, con voto palese. Quasi all'unanimità, fra i 393 delegati che hanno risposto all'appello. Dopo le tensioni delle ultime settimane, l'accordo con le altre correnti è stato raggiunto in extremis, poco prima della votazione. Nessun dubbio sul 62enne ex assessore regionale ai tempi di Piero Badaloni. La bagarre, presso l'Aran Hotel Mantegna, si era creata sul nome di Tommaso Giuntella (giovane sponsorizzato dai dalemiani di Umberto Marroni) come presidente: i renziani che hanno appoggiato il terzo candidato, Tobia Zevi, infatti hanno cercato fino all'ultimo di imporre un loro nome «super partes» in cambio del sostegno a Cosentino. Durante una riunione di fuoco fra i componenti della corrente, tenutasi in una sala adiacente a quella dell'assemblea, il consigliere comunale Fabrizio Panecaldo ha cercato di portare tutti alla «scheda bianca», ma alla fine la disponibilità di Cosentino di proporre Zevi vicesegretario ha chiuso la partita e aperto le porte al voto palese. L'altra partita su cui dovrà lavorare Cosentino è quella economica. Facendo un giro fra i delegati, si è percepito il malcontento sulla gestione dei circoli e sulla crisi del personale del partito. «Siamo un partito con 600mila euro di debito – ha affermato un personaggio importante del Pd romano, un renziano della prima ora di quelli che hanno sostenuto Cosentino – e ormai abbiamo pochissimi dipendenti. I circoli si mantengono con il buon cuore degli iscritti. Tutto questo mentre i comitati elettorali sono dei pozzi senza fondo. Pensate davvero che in campagna elettorale si facciano tanti manifesti con i volti dei candidati e quasi nessuno con il simbolo per mera strategia comunicativa? Ma finiamola».

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