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Ciocchetti: andare oltre il Cav per un nuovo centrodestra

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Andare avanti, «oltre Berlusconi». Lo ripetono come fosse un mantra tutti gli esponenti politici che, uno dopo l'altro, aderiscono al progetto «Officine per l'Italia», lanciato dai leader di...

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Andare avanti, «oltre Berlusconi». Lo ripetono come fosse un mantra tutti gli esponenti politici che, uno dopo l'altro, aderiscono al progetto «Officine per l'Italia», lanciato dai leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni e Guido Crosetto. Un cantiere «per un nuovo centrodestra» che procederà per tutto l'autunno e che dovrebbe culminare a gennaio con una fase congressuale per la formazione di un nuovo soggetto politico. Fra coloro che hanno sposato questo progetto c'è anche Luciano Ciocchetti. Terminata l'esperienza dell'Udc, l'ex vicegovernatore si propone come riferimento dell'ala popolare. E ripare da Farfa, dove sabato e domenica darà vita alla convention «Italia 3.0» organizzata dal movimento politico di Ciocchetti, «Idee più Popolari» Ciocchetti, lei è fieramente ex democristiano. Che ci fa in quella che qualcuno aveva definito la «cosa nera»? «Chi la chiama così si sbaglia di grosso. Personaggi importanti come Rampelli, Alemanno e La Russa hanno da tempo intrapreso una nuova fase, post-ideologica, come d'altronde il sottoscritto e altri amici come Maselli, Sbardella e Smedile. E una giovane del calibro di Giorgia Meloni non può che essere una garanzia di ulteriore superamento di una fase che si è di fatto già chiusa». Durante i primi incontri di Officina per l'Italia si è parlato molto di grande finanza, rapporto con l'Europa e sovranità nazionale, che sembra essere la parola d'ordine. Proponente l'uscita dall'euro? «Tutt'altro. Purtroppo i grandi trattati europei sono stati sbagliati e tutti ne hanno subìto le conseguenze. L'Italia di più, visto che non riesce a farsi rispettare come fa ad esempio la Francia. La nostra Europa è quella immaginata da De Gasperi, non quella che ci ha di fatto commissariato». Eppure il suo ex partito, l'Udc, aveva sposato in pieno la linea Monti. «È facile dirlo ora e forse non verrò creduto, ma posso assicurare che mi sono sempre battuto, nelle riunioni di partito, perché passasse una linea diversa. Ma chi fa politica deve accettare le decisioni della maggioranza. Chi ha fatto quelle scelte ha pagato con la fine di quel progetto politico». Facendo riferimento a un grande partito conservatore europeo, o mondiale, quale modello sceglierebbe per il nuovo centrodestra italiano? «Non so, io piuttosto credo che si debba entrare, seppur in modo critico, nel Ppe e lì portare avanti la nostra idea di centrodestra. Possiamo essere noi un esempio per l'Europa». A chi dice che siete sempre gli stessi, cosa risponde? «Posso parlare per me. Ho una lunga carriera politica, ma ovunque credo di essermi distinto. Non sempre è sano rottamare. Io non ho mai occupato cariche di governo a livello nazionale, mentre nelle istituzioni locali a volte vengo preso a modello, come sta accadendo con il Piano Casa in Regione Lazio, prima vituperato e oggi rivalutato».

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