Ecco il business dei vu cumpra' Li abbiamo seguiti nelle «basi»
Sapevamo che l'Esquilino, a Roma, era il rione a più alta concentrazione di negozi cinesi. Ma non pensavamo che saremmo tornati a casa con le prove (fotografiche) che alcuni di...
Sapevamo che l'Esquilino, a Roma, era il rione a più alta concentrazione di negozi cinesi. Ma non pensavamo che saremmo tornati a casa con le prove (fotografiche) che alcuni di questi negozi vendono la loro merce all'ingrosso (e non possono) e per di più agli extracomunitari che sono presenti ormai ad ogni angolo di strada, con la loro merce abusiva. La parte di via Giolitti (stazione Termini) è la centrale di smistamento dei senegalesi con le loro caratteristiche borse, cinte e pantaloni finta marca; invece, Santa Maria Maggiore, con via Napoleone III, via Carlo Alberto e via Rattazzi «serve» più che altro pakistani e bengalesi pronti a rimpiazzarti gli ombrelli, quando piove, gli occhiali o gli ombrellini anti-sole, quando fa caldo. Siamo andati all'Esquilino di prima mattina, alle 8.30, e abbiamo notato che quasi tutte le saracinesche dei negozi a insegna cinese erano alzate. Sono negozi che dovrebbero vendere solo al dettaglio, in base a una delibera comunale del 2009. Scrutando dentro notiamo che molti hanno il registratore di cassa nascosto, altri sfoggiano sul bancone blocchetti di ricevute. E allora, quando fanno lo scontrino? Su tre tentativi uno va in porto, negli altri due casi ci aggiudichiamo, senza scontrino, un cappello di lana a 7 euro e un jeans a 13. Capitolo extracomunitari. Scendono dal trenino della Roma-Giardinetti e si dirigono veloci all'Esquilino. Quasi tutti hanno borse a tracolla apparentemente vuote. Imboccano via Giolitti, salgono alcune scalette che portano, tra gli altri, a quattro negozi cinesi che vendono abbigliamento e oggettistica varia. Riescono dopo pochi minuti, sempre con le borse a tracolla che ora, però, appaiono piene. Il nostro fotografo prova a seguirli ma sono abili a dileguarsi verso la stazione. Intanto, non riusciamo a sfuggire all'occhio di chi sta sul chi vive. Dai negozi escono quattro cinesi che ci fissano, fermi, immobili. Hanno arie minacciose. Proseguiamo il giro e il fotografo si scontra con un senegalese appena uscito da un negozio di abbigliamento su via Turati. Questa volta non se lo fa sfuggire. L'uomo si apposta dietro ad un cespuglio e ispeziona la merce. Tira fuori alcuni pantaloni senza accorgersi che la macchina fotografica inizia a scattare. Non riusciamo a capire se si tratti di merce contraffatta, ma il sospetto viene. Vediamo bene, invece, che cosa acquistano bengalesi e pakistani nella zona attorno Santa Maria Maggiore, tra via Carlo Alberto, via Napoleone III e via Rattazzi. Sono i negozi di chincaglierie a farla da padrone: dalle collane alle sciarpe, agli ombrelli e poi occhiali da sole, giocattoli, prodotti tecnologici. Prezzi bassi e tutti uguali, guai a farsi concorrenza. Proprio come abbiamo notato dalla parte della stazione Termini, i negozi sono vuoti come lampadine. Venderanno anche qui all'ingrosso? Ma soprattutto a chi? La risposta arriva presto, basta appartarsi qualche minuto dietro le macchine. C'è chi scende dal bus, chi arriva a piedi, decine di pakistani, bengalesi che si dirigono senza esitazione verso alcuni negozi di chincaglierie su via Rattazzi. C'è aria di pioggia imminente. E infatti, dopo aver consultato il meteo in un internet point, eccoli apparire con decine di ombrelli grandi e piccoli ciascuno, tutti uguali, pronti a piazzarsi agli angoli delle strade. Comprati a stock, senza alcuna fattura o ricevuta fiscale, la merce viene trasportata dentro borse di plastica azzurre, tutte uguali. Questo accade con gli ombrelli, ma sbirciamo dentro una di queste buste appoggiate vicino a una fermata del bus: dentro ci sono calze, biancheria, cinture e altri oggetti comunemente visibili nei mercatini improvvisati per le strade. Non mancano gli occhiali specchiati. Su via Carlo Alberto costano cinque euro in tutti i negozi di chincaglieria. La corsa ad accaparrarsi la merce per sbarcare la giornata continua anche qui, in un andirivieni incessante.
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