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Province abolite con tre articoli. Ma ci vorranno almeno 18 mesi

Palazzo Chigi, Consiglio dei Ministri

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri in tempi strettissimi il ddl costituzionale che prevede l'abolizione delle Province. Il provvedimento si era reso necessario dopo che la Consulta aveva...

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Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri in tempi strettissimi il ddl costituzionale che prevede l'abolizione delle Province. Il provvedimento si era reso necessario dopo che la Consulta aveva bocciato il precedente riordino degli enti locali varato dal governo Monti nel decreto Salva-Italia. Secondo la Corte costituzionale, infatti, una riforma di simile portata non poteve essere effettuata attraverso lo strumento del decreto legge. Il ddl costituzionale approvato ieri è composto da appena tre articoli. Nel primo si sostituisce l'articolo 114 della Costituzione, che dopo l'approvazione dovrebbe recitare: « La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Regioni e dallo Stato». Nel secondo articolo, invece, si impone la cancellazione di ogni riferimento alle Province negli altri articoli della Costituzione. In totale, saranno tredici i commi che verranno modificati. Il terzo articolo, invece, fissa il percorso per le prossime tappe, che verranno scandite con leggi ordinarie. Fin da ora, però, si stabilisce che se le Regioni vorranno costituire degli enti intermedi per meglio distribuire i loro poteri, questi dovranno essere assolutamente a costo zero. La tempistica del ddl si annuncia comunque molto lunga. Tra prima e seconda lettura da parte delle Camere potrebbero infatti passare anche diciotto mesi. E se il ddl non sarà approvato dai due terzi dei parlamentari sarà poi suscettibile di referendum confermativo. In ogni caso, il premier Enrico Letta ha auspicato un rapido passaggio alle Camere e si è detto soddisfatto del provvedimento. «Abbiamo abrogato il termine Province da tutti gli articoli della Costituzione. Speriamo che il Parlamento approvi nel più breve tempo possibile» ha detto al termine del Consiglio dei ministri. «Accanto a questo provvedimento - ha aggiunto il premier - sarà necessario prendere altre misure per gestire la fase transitoria. Salvaguarderemo in ogni caso le funzioni e i lavoratori». In mattinata era arrivata anche la stoccata di Beppe Grillo nei confronti della Corte Costituzionale. Dal suo blog il leader del MoVimento 5 Stelle aveva accusato la Consulta di aver cancellato una riforma in grado di far risparmiare allo Stato 17 miliardi di euro. «Verifichi se anche il precariato è costituzionale - le sue parole - se gli esodati sono costituzionali. Se la legge elettorale Porcellum è costituzionale. Se spostare la data pensionistica a 67 anni è costituzionale. Se comprare cacciabombardieri per una Repubblica che ripudia la guerra è costituzionale. Se i rimborsi elettorali ai partiti contro la volontà di un referendum sono costituzionali. Fateci sapere, consultate le sudate carte».

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