Quel rito atavico ed erotico che ci fa sentire meno soli
Dalla letteratura alla psicologia una gestualità senza tempo
Accessorio del volto ed esempio di piacere perfetto, Gesù insegna: «Non è quello che entra dalla bocca a contaminare l'uomo, ma ciò che ne esce» (Matteo 15, 11). Ombre, sbuffi bianchi, nuvole, balloon che dalla sigaretta partono verso il nulla. Voluttuanti. Segni capaci di disegnare linee familiari soltanto a chi frequenta il regno dello svago. Poco importa se gli uomini preferiscono le bionde (ma poi sposano le brune). Che siano morbide o dure, lunghe o corte, con filtro o senza, l'idea è che soddisfino la sessualità orale. Sarà, ma il contatto con le labbra e l'atto di aspirarne il fumo, sembra proprio che sia capace di appagare quei desideri tipici della prima fase dell'infanzia. Semplicemente perché gratifica. E si piega alle volontà altrui. Anche per questo piace. Nella mente ci fa sentire anche meno soli. Avete presente il bimbo che succhia il pollice per addormentarsi? Lo fa come stimolante, come rituale, come promozione sociale, come compagnia, come gestualità, come filosofia e credo quotidiano. Perché, secondo quanto diceva Antonio Machado in alcuni versi, «la vita è una sigaretta, brace, cenere e fuoco; taluni la bruciano in fretta, altri la gustano a poco a poco». Diffusa per combattere l'Età dell'Ansia, per anni è stata definita la «bacchetta di Dionisio» e riduttivamente connotata al femminile col suffisso «ette» in aggiunta al sostantivo maschile sigaro. Simile a un tirso i cui pampini sono la fantasia del poeta, rappresenta il fine creativo umano avvolto a una rigida pertica centrale. Che piaccia o non, nel suo immacolato abito bianco la sigaretta è un «rotolo», un libro. Che fumi all'estremità di due dita delicatamente sospese o che esca da un pacchetto mentre la si offre, passando in noi sicuramente si trasforma. Brucia, secondo Stendhal si cristallizza, alimentando un amore. Che ogni volta è capace di entrarci sempre più dentro. È buffo pensarci, ma in lei coesistono diversi appetiti: quello di appropriazione e di distruzione, nello stesso momento. Tenerla in pugno è un piacere democratico, il più consolatorio che l'uomo sia stato capace di inventare. Per non parlare del cerimoniale che si porta dietro: da quando si estrae dal pacchetto, si fa scivolare il fiammifero sul prospero o si fa scattare l'accendino, a quando la sua voluta spiraleggiante si disperde nell'aria, trascorrono secondi capaci di addomesticare il tempo e lo spazio. Con la complicità del ritmo, scandito dalla respirazione. Paragonata a un diavolo bianco partorito dalla pianta del demonio, ne è trascorso di tempo da quando la lady veniva lanciata insieme a scatole di carne e tavolette di cioccolato dai blindati e dalle jeep guidate da quegli uomini accolti come liberatori. La offrivano mista a calze di nylon in un'atmosfera festosa alla Simone de Beauvoir.
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